Il Consiglio dei ministri si è riunito il 4 agosto 2026 alle 18:04, ultima seduta prima della pausa estiva. Nella stessa serata ha approvato il DDL 231 sul caporalato e il decreto sulla Corte dei conti: due provvedimenti distinti, con effetti che convergono nella stessa direzione: rendere più difficile perseguire chi causa danni — alle persone o alle casse pubbliche. Il calendario non è un dettaglio.

La tecnica è consolidata. Come avevamo documentato nella nostra precedente analisi sul DDL caccia approvato in estate, il governo Meloni concentra i provvedimenti più controversi nei periodi di minima attenzione pubblica: il paese è agli ombrelloni, le redazioni girano al minimo, il ciclo dell’indignazione si accorcia. Ciò che rimane, una volta rientrati, è la norma già approvata.

Il primo provvedimento della serata del 4 agosto interviene sul decreto legislativo 231 del 2001, la norma che regola la responsabilità amministrativa delle imprese per i reati commessi dai propri dirigenti nell’interesse dell’azienda. La richiesta era di Confindustria; il governo l’ha esaudita.

Il meccanismo attuale funziona così: quando emergono episodi di sfruttamento o caporalato in una filiera, l’impresa viene indagata ai sensi della 231; per evitare la condanna, è l’azienda stessa a dover dimostrare di aver adottato modelli organizzativi idonei a prevenire questi reati. La riforma ribalta questa struttura: sarà il pubblico ministero a dover provare, fin dall’apertura del procedimento, quale specifica falla nei protocolli interni ha reso possibile il reato. L’onere passa dall’accusato all’accusa.

La differenza operativa è rilevante. Un pm che indaga su una catena di appalti nel tessile o nella logistica dovrà documentare non solo lo sfruttamento — già complesso — ma anche il punto esatto in cui i protocolli aziendali hanno ceduto, prima ancora che il processo entri nel merito. Senza intercettazioni, senza osservazioni prolungate, senza risorse investigative dedicate, quella prova non si forma. L’indagine si arena prima di iniziare.

A questo si aggiunge un secondo livello di protezione: i modelli organizzativi che le imprese devono adottare per essere al riparo da contestazioni saranno redatti secondo le linee guida stabilite dalle associazioni datoriali — nella pratica, dalle organizzazioni aderenti a Confindustria. La stessa parte che ha esercitato lobbying per la riforma scrive lo standard con cui le imprese dimostrano di essere conformi alla riforma. Il cerchio è chiuso senza che nessun soggetto esterno vi entri.

La misura del danno che questa struttura consolida è già disponibile. Il 94% dei rider di Deliveroo Italy — quasi diciannove su venti, dato già emerso nell’analisi su occupazione e povertà che convivono secondo ISTAT e Caritas — guadagna meno del minimo contrattuale. Nel febbraio 2026 il pubblico ministero di Milano Paolo Storari aveva sottoposto a controllo giudiziario prima Foodinho — la società italiana che gestisce Glovo — e poi Deliveroo Italy, contestando a entrambe lo sfruttamento di decine di migliaia di lavoratori in stato di bisogno, con retribuzioni fino al 90% inferiori alla contrattazione collettiva. Questi procedimenti erano stati possibili esattamente grazie alla 231 nella sua formulazione attuale. Il DDL approvato il 4 agosto ridisegna il perimetro a partire dai procedimenti futuri; i processi già avviati per Foodinho e Deliveroo proseguono con le regole attuali.

Il secondo provvedimento della serata riguarda la riorganizzazione della Corte dei conti, in attuazione della delega recata dalla legge 7 gennaio 2026, n. 1 — la riforma Foti, già in vigore per alcune disposizioni. Questa legge ha reso strutturale lo scudo erariale, misura introdotta durante la pandemia e prorogata di anno in anno: il risarcimento che un funzionario pubblico condannato per danno erariale può essere chiamato a pagare è ora limitato al 30% dell’importo accertato, con un massimo di due annualità di stipendio. La parte restante del danno resta a carico della collettività.

Il decreto approvato il 4 agosto completa l’operazione sul piano organizzativo: introduce una netta separazione delle funzioni tra pubblici ministeri contabili e giudici, e amplia in modo significativo i poteri del Procuratore generale della Corte dei conti a Roma. Le procure regionali, che fino ad ora conducevano autonomamente le indagini sui propri territori, potrebbero vedere i fascicoli che riguardano politici e amministratori locali — o che superano determinate soglie di importo — sottoposti a un controllo centralizzato. L’Associazione dei magistrati contabili aveva chiesto pubblicamente un rinvio a dopo la pausa estiva; il Consiglio dei ministri ha approvato in serata.

La Corte dei conti aveva già impugnato la riforma Foti davanti alla Corte Costituzionale, sostenendo che il tetto al danno erariale produce effetti irrazionali e palesemente iniqui, riallocando la parte maggiore del rischio a carico della collettività. Questo ricorso è ancora pendente. Il decreto del 4 agosto interviene sull’assetto organizzativo nel mezzo di una controversia costituzionale aperta.

Letti separatamente, i due provvedimenti del 4 agosto appaiono come interventi tecnici su normative settoriali. Letti insieme producono un’architettura riconoscibile: chi spreca o distrae denaro pubblico paga al massimo una frazione del danno causato, e con margini investigativi centralizzati; chi sfrutta i lavoratori nelle catene di appalto deve essere smascherato da un pubblico ministero a cui la riforma ha trasferito l’intero onere probatorio, con standard di conformità scritti dalla parte avversa.

Il rischio residuo — erariale o lavorativo — ricade in entrambi i casi sui cittadini: come contribuenti nel primo caso, come lavoratori nel secondo.

Fonti

Presidenza del Consiglio dei ministri, «Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 185», governo.it, 4 agosto 2026 — governo.it
Paolo Frosina, «Giustizia, il governo vara la riforma della Corte dei conti e modifica la responsabilità delle imprese», Antimafia Duemila, 5 agosto 2026 — antimafiaduemila.com
Redazione, «Riforma della responsabilità 231: il Governo approva lo schema», dirittobancario.it, 5 agosto 2026 — dirittobancario.it
Redazione, «Glovo e Deliveroo: i diritti dei rider nel 2026», pmi.it, 27 febbraio 2026 — pmi.it
Redazione, «Dopo Glovo, anche Deliveroo in controllo giudiziario per caporalato», L’Espresso, 25 febbraio 2026 — lespresso.it
Redazione, «Cosa prevede la riforma della Corte dei conti voluta dal governo Meloni», Today.it, 27 dicembre 2025 — today.it
Redazione, «La riforma della Corte dei conti nella crisi dell’Amministrazione», questionegiustizia.itquestionegiustizia.it
Redazione, «Danno erariale, la Corte dei Conti trascina la legge Foti alla Consulta», L’Unità, 27 aprile 2026 — unita.it