La prima riga del disegno di legge n. 1552 definisce la caccia un’attività che «concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema». Tutto ciò che segue in quelle diciotto pagine è la traduzione operativa di questa affermazione di principio: una ridefinizione sistematica del territorio nazionale — foreste, spiagge, valichi montani, aree demaniali — da spazio condiviso e costituzionalmente tutelato a risorsa disponibile per il prelievo venatorio.
Il DDL, a prima firma del senatore Malan e fortemente voluto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, modifica nel profondo la legge 157 del 1992, che per trentatré anni ha costituito il quadro normativo di riferimento per la protezione della fauna selvatica. Le commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura del Senato ne hanno approvato il testo nel maggio 2026. Nel frattempo, il governo era in possesso da quasi cinque mesi di una lettera ufficiale della Commissione europea che ne bocciava l’impianto stesso.
La lettera nascostaLa lettera, datata 18 dicembre 2025 e indirizzata al governo italiano, è rimasta riservata. Le associazioni ambientaliste — ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia — ne sono venute in possesso solo nell’aprile 2026, quando l’iter parlamentare era già in fase conclusiva. La Commissione europea contesta nel documento l’estensione della stagione venatoria oltre i limiti vigenti, il depotenziamento del ruolo scientifico dell’ISPRA, la liberalizzazione dei visori notturni e l’ampliamento dei richiami vivi, con rischi documentati di bracconaggio e traffici illegali. Segnala anche che l’intervento preventivo di Bruxelles — prima ancora dell’approvazione parlamentare di una legge nazionale — rappresenta un fatto non ordinario, indice della gravità percepita del provvedimento.
L’Italia si trovava già, prima di questo DDL, sotto procedura di infrazione europea per violazioni della Direttiva Uccelli, per la caccia consentita in periodi di migrazione prenuziale e per l’assenza di strumenti idonei al contrasto del bracconaggio. La riforma non corregge nessuna di queste violazioni. Le aggrava, aggiungendo nuove aperture che la stessa Commissione ha giudicato incompatibili con le direttive comunitarie.
Lollobrigida aveva definito l’ISPRA un’istituzione «troppo faziosa», aggiungendo che l’istituto scientifico “non è il detentore delle regole divine”. Il DDL ha reso operativa quella visione.
Sul piano del contenuto, il testo interviene su più livelli simultaneamente. Il numero di specie utilizzabili come richiami vivi passa da sette a quarantasette. Stambecco — specie che sulle Alpi rischiò l’estinzione proprio a causa della caccia e che è protetta da quasi due secoli — e sciacallo dorato, che conta poche centinaia di esemplari in Italia, rientrano tra le specie abbattibili. Il demanio statale, regionale e degli enti pubblici, che comprende foreste, oasi naturalistiche e litorali, è aperto all’attività venatoria. Gli emendamenti della maggioranza hanno reintrodotto la caccia dagli scafi in movimento, inizialmente esclusa dal testo base, e autorizzato l’uso del silenziatore.
L’ISPRA, l’istituto pubblico deputato alla valutazione scientifica dei calendari venatori, perde il carattere vincolante del proprio parere, che diventa meramente consultivo. La politica sostituisce la scienza nella definizione di quali specie si possono cacciare e quando. È ciò che Lollobrigida aveva annunciato alla Fiera della caccia e del tiro, in Umbria, nel maggio 2025, quando aveva definito l’ISPRA un’istituzione troppo faziosa. L’articolo 11 del DDL ha reso operativa quella visione.
L’articolo 9 della Costituzione, riformato nel 2022 per includervi esplicitamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, costituisce lo sfondo giuridico entro cui il DDL si muove, e rispetto al quale diversi costituzionalisti hanno sollevato profili di incompatibilità. La fauna selvatica è, ai sensi della legge vigente, patrimonio indisponibile dello Stato. Il DDL trasforma le aziende faunistico-venatorie private in soggetti con finalità di lucro riconosciuta e apre alla possibilità che i gestori di aree di caccia privata accedano a finanziamenti pubblici in qualità di imprenditori agricoli.
La procedura e i numeriIl profilo politico della riforma è leggibile anche dalla procedura parlamentare che l’ha accompagnata. In sede di audizioni, le commissioni congiunte del Senato hanno convocato otto associazioni venatorie e quattro ambientaliste. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno depositato complessivamente oltre milleottocento emendamenti nel tentativo di rallentarne l’iter. Il governo ha respinto tutte le proposte migliorative delle opposizioni e ha accolto emendamenti della maggioranza che hanno ulteriormente aggravato il testo originario.
Al momento dell’approvazione in commissione, secondo i sondaggi Ipsos riportati dal WWF, l’85% degli italiani si dichiarava contrario alla pratica venatoria anche in forme limitate. Le associazioni ambientaliste avevano raccolto oltre 400.000 firme contro il DDL. Un’iniziativa legislativa popolare per l’abolizione della caccia aveva raggiunto le 53.000 firme necessarie in meno di sette settimane. Nel maggio 2026, con l’approvazione in commissione e la lettera europea nascosta, il governo ha scelto di procedere in direzione opposta.
Il danno dupliceLa struttura della vicenda — documento europeo ricevuto, non divulgato, ignorato nell’iter parlamentare — rimane il fatto più rilevante, e si somma al merito di una riforma che mette alla mercé del prelievo venatorio il patrimonio faunistico nazionale: specie protette da secoli, ecosistemi costituzionalmente tutelati, animali selvatici che appartengono a tutti e che nessun governo ha il mandato di regalare alle lobby con il grilletto facile. Un governo che nasconde ai propri cittadini un atto formale di un’istituzione sovranazionale, e che continua a promuovere quel provvedimento accusando chi lo critica di fare disinformazione, produce un danno duplice: alla fauna e alla qualità dell’informazione pubblica sui processi legislativi. Entrambi sono gravi. Entrambi sono intenzionali.
Fonti
WWF Italia, «Caccia: scoperta lettera della Commissione UE che boccia il DDL Lollobrigida», aprile 2026 — wwf.it
Il Fatto Quotidiano, «Ispra, DDL caccia, depotenziamento», 15 maggio 2026 — ilfattoquotidiano.it
Il Sole 24 Ore, «DDL caccia, le associazioni ambientaliste chiedono a Mattarella di bloccare il provvedimento», maggio 2026 — ilsole24ore.com
Greenreport, «Associazioni scoprono una lettera della Commissione UE tenuta nascosta dal governo», maggio 2026 — greenreport.it
Fanpage/Kodami, «DDL sulla caccia, primo ok in commissione», maggio 2026 — fanpage.it
Il Fatto Quotidiano, «Tornano i fucili in spiaggia e l’uccisione di specie protette», 28 settembre 2025 — ilfattoquotidiano.it
Renewable Matter / LIPU, «DDL caccia, LIPU: un’aberrazione per gli uccelli e rischio infrazione per l’Italia», giugno 2025 — renewablematter.eu
Il Manifesto, «Il governo a caccia di voti carica i fucili», 21 maggio 2025 — ilmanifesto.it
LAV, «DDL per l’abolizione della caccia: siamo stati auditi in Senato» — lav.it