Migliaia di porzioni di territorio, in oltre 135 paesi, funzionano già oggi con leggi proprie, fisco proprio e a volte tribunali propri. Si chiamano zone economiche speciali (ZES) e la loro proliferazione è certificata dagli stessi organismi che le promuovono: l’UNCTAD ne contava 5.400 nel 2019, il governo britannico ne registra circa 3.000 in tutto il mondo nel suo ultimo rapporto. Ogni zona nasce con lo stesso schema. Un governo crea “un’autorità”, spesso una società per azioni con potere di stipulare contratti e di essere citata in giudizio, alla quale delega la definizione del regime fiscale, delle regole del lavoro e, nei casi più spinti, dell’intero apparato giudiziario interno alla zona. Da lì la zona può espandersi, su richiesta della stessa autorità che la governa, fino a fagocitare la città che la ospita: è il percorso già compiuto da Shenzhen, passata da comunità di pescatori a metropoli da 17 milioni di abitanti sotto licenza del governo centrale cinese.

Il pubblico che finanzia queste zone raramente ne vede il ritorno promesso. Nel Regno Unito, quasi 20 miliardi di sterline di fondi pubblici destinati ai freeport hanno generato, secondo l’Institute for Fiscal Studies, appena 5.600 posti di lavoro: circa 3,6 milioni di sterline per ogni impiego creato. L’Office for Budget Responsibility britannico prevede che le zone genereranno “poca attività economica aggiuntiva”. Il modello resta comunque quello preferito da governi di segno opposto per attrarre capitali: dagli Emirati Arabi Uniti, dove le società registrate nelle ZES possono restare di proprietà interamente straniera, senza sede fisica e senza alcuna imposta locale, fino al Laos, dove la zona del Triangolo d’Oro gestita dal gruppo Kings Romans è diventata, secondo un lavoro delle università di Northumbria e Sheffield, un territorio dove prosperano traffico di droga, di esseri umani e di fauna selvatica.

L’ideologo che ha dato a questo schema un nome e una teoria compiuta è Curtis Yarvin, blogger statunitense e figura di riferimento del cosiddetto Dark Enlightenment. Nel suo modello, ogni zona diventa un “regno” governato come un’azienda dal suo amministratore delegato; i regni si collegano tra loro in un reticolo globale che Yarvin battezza “Patchwork”.

Balaji Srinivasan, teorico della “Network State”, ha reso esplicito il meccanismo politico che sostiene l’operazione: la retorica della decentralizzazione — comunità online, territori acquistati con crowdfunding, un’unica blockchain a registrare ogni bene — serve a produrre, alla fine del percorso, una ricentralizzazione totale del potere nelle mani di un “fondatore” a cui i residenti hanno ceduto sovranità in cambio di un contratto di servizio. Chi non gradisce le condizioni ha un solo rimedio: andarsene, ammesso di averne i mezzi.

Migliaia di zone economiche speciali, in oltre 135 paesi, operano già con fisco, regole del lavoro e talvolta tribunali propri.

L’Honduras offre il precedente più istruttivo. Nel 2013 il paese istituisce le Zone per l’Impiego e lo Sviluppo Economico (ZEDE), territori con autonomia fiscale, normativa e giudiziaria dal resto dello Stato. Nel 2017 nasce Próspera, sull’isola di Roatán: tra i suoi finanziatori figurano Peter Thiel, il cui progetto di “repubblica tecnologica” questa pubblicazione ha già ricostruito, e Marc Andreessen. La popolazione locale non viene consultata sulla cessione del territorio e denuncia danni ambientali all’approvvigionamento idrico. Nel settembre 2024 la Corte Suprema honduregna dichiara incostituzionali le ZEDE e Próspera.

Qui la vicenda cambia natura. Próspera porta lo Stato honduregno davanti all’ICSID, il tribunale della Banca Mondiale per le controversie tra investitori e Stati, chiedendo un risarcimento inizialmente quantificato in oltre 10 miliardi di dollari — più del bilancio pubblico annuale del paese — a fronte di un investimento dichiarato di 500 milioni. La stessa architettura giuridica pensata per proteggere gli investitori privati diventa lo strumento con cui una sentenza della massima corte di un paese sovrano perde effetto pratico: il governo honduregno di Xiomara Castro sceglie infatti di uscire dall’ICSID nell’agosto 2024 per sottrarsi a nuove cause, ma resta comunque vincolato ai procedimenti già avviati. Ottantacinque economisti internazionali firmano una lettera a sostegno della scelta, definendo scarsa l’evidenza che meccanismi come l’ICSID producano investimento estero reale.

Lo stesso schema, ribattezzato “Freedom Cities”, entra nel programma di Donald Trump già nel 2023: enclave tecnologiche esentate dal codice fiscale federale, dalle norme ambientali del Clean Water Act e dell’Endangered Species Act, dalle tutele del lavoro del Fair Labor Standards Act. Il primo tentativo di finanziarle con la vendita diretta di terreno federale, inserito nella legge di bilancio, viene stralciato per l’opposizione parlamentare; il fondo sovrano statunitense in preparazione riapre la stessa strada. Il legame con l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale è esplicito: il documento “AI in America” pubblicato da OpenAI prima del lancio ufficiale del progetto Stargate parla direttamente di “AI Economic Zones” create da governo federale, stati e industria per accelerare i permessi di costruzione. Gli stessi nomi tornano: Thiel, Andreessen e Joe Lonsdale finanziano tramite Pronomos Capital la coalizione che promuove le Freedom Cities; il fondo di Trump con gli Emirati Arabi Uniti per la fornitura di semiconduttori si è già intrecciato, nello stesso periodo, con un investimento da 2 miliardi di dollari della famiglia dell’Emiro di Abu Dhabi in World Liberty Financial, la società di criptovalute della famiglia Trump — un intreccio che avevamo già isolato analizzando l’arricchimento della famiglia Trump tramite la stessa piattaforma, derubricato dai fact-checker ufficiali senza troppi imbarazzi a semplice coincidenza.

A marzo 2026 il neopresidente honduregno Nasry Asfura, dello stesso partito che aveva introdotto le ZEDE, fa rientrare l’Honduras nell’ICSID. Il contenzioso Próspera, tuttora pendente, si è nel frattempo ridimensionato a una richiesta dichiarata dalla società stessa in circa 1,6 miliardi di dollari. È in questo passaggio che si innesta un secondo filone, per ora impossibile da verificare in modo indipendente: tra aprile e maggio 2026 il portale hondurasgate.ch e la testata spagnola Canal Red hanno pubblicato una serie di audio, attribuiti all’ex presidente Juan Orlando Hernández — condannato nel 2024 negli Stati Uniti per narcotraffico e graziato da Trump due giorni dopo le elezioni honduregne di dicembre 2025 — in cui si discuterebbe l’espansione delle ZEDE a Roatán e Comayagua, una nuova base militare statunitense proprio a Roatán, e la cessione a General Electric di un progetto di canale interoceanico.

Le voci coinvolte, Hernández compreso, respingono gli audio come falsi; un consulente vicino ai governi di Honduras e Argentina li liquida come disinformazione orchestrata dai governi di Colombia e Messico presi di mira nella seconda ondata di pubblicazioni. Nessun laboratorio indipendente ne ha finora confermato l’autenticità. Restano fatti verificabili, indipendentemente da quegli audio: la grazia presidenziale a un condannato per narcotraffico concessa a ridosso di un’elezione contestata, il rientro dell’Honduras in un tribunale che il paese aveva lasciato apposta per sottrarsi a una causa da miliardi, e un contenzioso legato a una zona economica speciale finanziata da Thiel e Andreessen che resta, a distanza di due anni dalla sentenza di incostituzionalità, ancora privo di soluzione.

Il meccanismo descritto in apertura non ha bisogno di audio non verificati per dimostrare la propria natura. Migliaia di zone lo replicano ogni anno, in scala minore, senza attirare un solo titolo di giornale.

Fonti

Iain Davis, “City-States Without Limits – Part 1”, Unlimited Hangout, ottobre 2025 — unlimitedhangout.com
Iain Davis, “City-States Without Limits – Part 2”, Unlimited Hangout, ottobre 2025 — unlimitedhangout.com
UNCTAD Investment Policy Hub, “Próspera and others v. Honduras” — investmentpolicy.unctad.org
Investment Treaty News / IISD, “Honduras Rejoins ICSID, Deepening Exposure to Multi-Billion Dollar Claims”, aprile 2026 — iisd.org
Public Seminar, “Honduras Fights Back Against Global Oligarchy”, marzo 2025 — publicseminar.org
People’s World, “Hondurasgate: Recordings reveal alleged scheme to restore Trump ally to presidency”, maggio 2026 — peoplesworld.org
Wikipedia, “Hondurasgate” (cronologia dei fatti, voce in aggiornamento) — es.wikipedia.org