Nel settembre del 2024, mentre la campagna presidenziale americana entrava nella sua fase finale, Donald Trump annunciò che i suoi figli avrebbero lanciato una nuova società nel settore delle criptovalute. Il nome scelto era World Liberty Financial — WLFI — e il progetto veniva presentato come una piattaforma di finanza decentralizzata destinata a democratizzare l’accesso ai mercati finanziari. Nella documentazione depositata dalla società, Trump era indicato come “Chief Crypto Advocate”; il figlio Barron, diciannove anni, come “DeFi visionary”; Eric e Donald Jr. come “Web3 ambassador”. Al momento del lancio, in ottobre, la società aveva venduto token per 2,7 milioni di dollari. Trump vinse le elezioni in novembre. Le vendite decollarono.

Ciò che è accaduto nei diciotto mesi successivi non richiede aggettivi per essere descritto, perché i numeri bastano da soli e le sequenze temporali parlano con la precisione di un atto notarile. Un’entità controllata dalla famiglia Trump possiede il 60% del capitale di WLFI ed è intestataria al 75% di tutti i ricavi derivanti dalla vendita di token. I membri della famiglia e le entità a loro riconducibili hanno ricevuto 22,5 miliardi di unità di token WLFI. Entro dicembre 2025 i profitti realizzati in contanti dalle vendite ammontavano a circa un miliardo di dollari. Il valore dei token non ancora liquidati si attestava attorno ai tre miliardi. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che “né il presidente né la sua famiglia hanno mai avuto, né avranno mai, conflitti di interesse”. La dichiarazione è agli atti.

La struttura di WLFI non è quella di un’azienda che offre un servizio e ne ricava un compenso. È quella di un meccanismo che converte l’accesso al presidente degli Stati Uniti in liquidità misurabile, attraverso una serie di transazioni la cui sequenza temporale è documentata da inchieste del Wall Street Journal, del New York Times, del New Yorker e dall’organizzazione non profit Public Citizen.

Justin Sun, fondatore della blockchain Tron, aveva evitato per anni di mettere piede negli Stati Uniti per timore di un arresto: la SEC lo stava indagando per manipolazione di mercato e il Dipartimento del Tesoro aveva segnalato la sua rete per complicità con attori illeciti. Nel 2024, Sun investì 75 milioni di dollari in WLFI e acquistò quote del memecoin presidenziale $TRUMP. Nel febbraio 2025, poche settimane dopo l’insediamento, la SEC archiviò le indagini a suo carico. Sun è successivamente entrato nel consiglio consultivo di WLFI. Oggi ha intentato causa alla società, sostenendo di essere stato frodato: i suoi 45 milioni di token sono stati bloccati e non può venderli. La vicenda è quindi diventata al tempo stesso una prova del funzionamento e del limite del sistema.

Changpeng Zhao, fondatore di Binance, era stato condannato in America per violazione delle norme antiriciclaggio: la sua piattaforma aveva facilitato miliardi di dollari in transazioni per Iran e organizzazioni terroristiche designate. Nel 2025 Trump lo ha graziato. Binance detiene oggi l’84% di tutta la USD1 in circolazione — la stablecoin lanciata da WLFI nel marzo 2025 — ed ha siglato accordi promozionali con la società per incentivarne l’adozione. La concentrazione è anomala: tra le prime dieci stablecoin per capitalizzazione, la mediana di concentrazione presso un singolo custode è del 23%. Per USD1 è l’84%.

Quattro giorni prima dell'insediamento, un'entità controllata dal viceré di Abu Dhabi aveva già acquistato il 49% di WLFI: un accordo tenuto nascosto per oltre un anno, fino a quando il Wall Street Journal non lo rivelò nel febbraio 2026, costringendo gli esperti legali a citare la Foreign Emoluments Clause della Costituzione americana.

Il caso più rilevante sul piano costituzionale riguarda gli Emirati Arabi Uniti. Quattro giorni prima che Trump tornasse alla Casa Bianca, una società controllata dallo sceicco Tahnoun bin Zayed Al Nahyan — viceré di Abu Dhabi e consigliere per la sicurezza nazionale degli EAU — ha acquistato il 49% di WLFI per circa 500 milioni di dollari, di cui 187 milioni andati direttamente a entità della famiglia Trump. L’accordo è stato mantenuto segreto per oltre un anno, fino a quando il Wall Street Journal non lo ha rivelato in un articolo del febbraio 2026. Nei mesi successivi, la stessa entità emiratina ha diretto 2 miliardi di dollari in USD1 verso Binance, consentendo a WLFI di incassare gli interessi su quelle riserve. La Casa Bianca ha nel frattempo approvato la fornitura di centinaia di migliaia di chip avanzati a una società di Tahnoun, nonostante le preoccupazioni espresse da funzionari della sicurezza nazionale sul rischio che i processori finissero in Cina. La Foreign Emoluments Clause della Costituzione americana vieta esplicitamente ai titolari di cariche pubbliche di accettare compensi da governi stranieri senza il consenso del Congresso. L’accordo con gli EAU è stato firmato quattro giorni prima che Trump ricoprisse formalmente tale carica.

Il 18 luglio 2025, Trump ha firmato il GENIUS Act — Guiding and Establishing National Innovation for US Stablecoins Act — prima legge federale a creare un quadro regolatorio per le stablecoin americane. La legge classifica le stablecoin come strumenti di pagamento piuttosto che come titoli, sottraendole alla registrazione obbligatoria presso la SEC e rimuovendo il principale rischio legale che gravava su USD1. Il modello di business di WLFI — raccogliere capitali dai detentori di stablecoin, investirli in Treasury e incassarne gli interessi — è stato in tal modo legittimato da una legge firmata dal presidente che di quel modello è il principale beneficiario. La legge è passata con 308 voti favorevoli alla Camera e 68 al Senato. Il senatore Cory Booker, durante le trattative, aveva osservato che Trump stava rendendo impossibile il sostegno democratico alla misura: “È come se io creassi una Cory coin”, aveva dichiarato, definendo la situazione “ridicola”.

In parallelo, l’amministrazione ha nominato Paul Atkins — sostenitore dichiarato del settore crypto — alla guida della SEC; ha emesso un memorandum del Dipartimento di Giustizia che chiudeva le indagini sui comportamenti degli utenti delle piattaforme crypto, non delle piattaforme stesse; ha ritirato o archiviato almeno 21 procedimenti pendenti contro aziende del settore; e ha rimosso le misure di protezione introdotte dall’amministrazione Biden per regolamentare l’industria delle criptovalute. Il prezzo del token WLFI era a 1,5 centesimi prima dell’elezione di Trump. Ha toccato i 33 centesimi dopo l’insediamento.

L’ecosistema costruito attorno a WLFI e a USD1 ha una caratteristica che va oltre la dimensione finanziaria americana: produce una rete di interessi diffusa e non sempre visibile, i cui nodi si estendono ben al di là dei confini degli Stati Uniti. Chi detiene token WLFI, chi promuove USD1, chi ha interesse a che la stablecoin non perda valore né reputazione, ha un movente economico diretto a mantenere l’immagine di Trump quella di un presidente solido, razionale, non soggetto a critiche destabilizzanti. La difesa non deve essere ideologica per essere interessata: può essere puramente monetaria, e in tal caso è tanto più tenace quanto più è privata.

Nel panorama della cosiddetta controinformazione italiana — un ecosistema frammentato di canali Telegram, blog e figure pubbliche che negli ultimi anni hanno costruito audience consistenti su narrazioni alternative — la difesa sistematica di Trump ha raggiunto livelli di intensità che non trovano spiegazione adeguata né nella coerenza ideologica né nell’analisi geopolitica. Molti di questi attori promuovono o hanno promosso, spesso nei circuiti privati dei propri network a pagamento piuttosto che pubblicamente, “opportunità” nel settore delle criptovalute. La struttura degli incentivi è quella classica del promotore non dichiarato: la narrazione pubblica serve a costruire fiducia e a mantenere l’audience nel perimetro ideologico corretto, mentre le opportunità economiche reali vengono gestite nei livelli accessibili solo ai lead selezionati. Non esistono prove documentali di un coinvolgimento diretto di tali soggetti in WLFI o USD1: quello che esiste è una struttura di incentivi che rende la difesa incondizionata di Trump perfettamente razionale per chiunque abbia un’esposizione, anche indiretta, all’ecosistema crypto che Trump regola, promuove e di cui incassa i proventi.

La difesa di un presidente non ha bisogno di essere ideologica per essere interessata. Può essere semplicemente monetaria. E in quel caso è più difficile da stanare, perché non lascia impronte ideologiche: lascia soltanto posizioni di mercato.

Al 30 aprile 2026, USD1 è la quinta stablecoin al mondo per capitalizzazione di mercato, con oltre 4 miliardi di unità in circolazione, l’84% delle quali concentrate in Binance. WLFI ha depositato domanda per una licenza bancaria nazionale negli Stati Uniti. Il Senato americano sta discutendo una proposta di legge sulla struttura del mercato crypto che i democratici non riescono a sostenere proprio perché Trump continua a trarre profitto personale dall’industria che quella legge dovrebbe regolamentare. Justin Sun ha intentato causa alla società per frode, sostenendo che WLFI è “sull’orlo del collasso”. I detentori di token WLFI che avevano comprato durante la presale, fiduciosi nelle promesse di democratizzazione della finanza, si rivolgono ai forum della piattaforma per chiedere di poter vendere: quasi l’80% dei token acquistati in presale è ancora bloccato, a quasi due anni dal lancio. I fondatori — la famiglia Trump e i Witkoff — decidono quando e se sbloccare le vendite.

La portavoce della Casa Bianca ha detto che non ci sono conflitti di interesse. Il presidente ha detto che il GENIUS Act è stato nominato in suo onore. Barron Trump è il “DeFi visionary” di una società che controlla miliardi di asset mentre suo padre firma le leggi che ne determinano il valore. La sequenza è pubblica, documentata, disponibile nei comunicati ufficiali, negli atti giudiziari, negli archivi del Dipartimento di Stato e nelle disclosure dell’Office of Government Ethics. Non manca nessun pezzo. Manca solo qualcuno che abbia l’autorità istituzionale per trarne le conseguenze.

Fonti

Public Citizen, “Conflict Coin: How the Trumps’ Billion-Dollar Crypto Stake Depends on a Company That Helped Iran Evade Sanctions”, aprile 2026 — citizen.org
GovFacts, “The $2 Billion Year: How the Presidency Contributed to Trump Profits in 2025”, dicembre 2025 — govfacts.org
NPR, “How Trump’s latest crypto launch enriches his family”, settembre 2025 — npr.org
ABC News, “Trump family profits from launch of World Liberty Financial crypto token”, settembre 2025 — abcnews.go.com
Fortune, “The Trump family’s wealth grows by $5 billion as its crypto token starts trading”, settembre 2025 — fortune.com
DL News, “Trump fans spent $550m on his family’s crypto token. Now they’re begging to get out”, gennaio 2026 — dlnews.com
Mediaite, “Billionaire Justin Sun Sues Trump’s World Liberty Crypto”, aprile 2026 — mediaite.com
Axios, “Trump signs GENIUS Act, the stablecoin bill he championed, into law”, luglio 2025 — axios.com
White House, Fact Sheet GENIUS Act, 18 luglio 2025 — whitehouse.gov
U.S. Senate Banking Committee, lettera al Segretario Bessent sul GENIUS Act, ottobre 2025 — banking.senate.gov