Il 29 luglio 2026 un’assemblea straordinaria deciderà se una biotech nata nel 2014 per curare il glioblastoma cambierà nome in Saentra Forge e completerà la propria trasformazione in un consolidatore industriale della difesa. Il veicolo giuridico che rende possibile l’operazione è il golden power, la normativa italiana sui poteri speciali dello Stato sui settori strategici, e questa vicenda racconta con estrema precisione come funziona oggi, in pratica, il riarmo europeo. Lo Stato traccia il binario attraverso il golden power: decide quali aziende possono operare nei settori strategici, autorizza le licenze, definisce il perimetro prima che un solo euro cambi proprietà. Su questo binario transitano insieme capitale pubblico e capitale privato, ciascuno con la propria quota di cinismo strategico, mentre il mercato azionario si limita a scegliere chi controlla le aziende già autorizzate a correrci sopra.
Da San Raffaele ai fucili tatticiGenenta Science nasce nel 2014 come spin-off dell’Ospedale San Raffaele di Milano, fondata dal genetista Luigi Naldini e dal manager Pierluigi Paracchi per sviluppare Temferon, una terapia cellulare contro il glioblastoma multiforme, uno dei tumori cerebrali più aggressivi. Nel dicembre 2021 la società si quota al Nasdaq, prima biotech italiana a farlo, con Cdp Venture Capital tra gli investitori istituzionali. Gli anni successivi non sono generosi: perdita netta di 8 milioni nel 2024, di 9 milioni nel 2025, un patrimonio netto sceso a 22 milioni, un contenzioso aperto con Enea Tech su un prestito convertibile fino a 20 milioni destinato proprio a Temferon.
A fine gennaio 2026 Genenta annuncia quella che il proprio comunicato definisce una trasformazione in “consolidatore industriale strategico di nuova generazione”, attivo nei settori regolamentati dal golden power: difesa, aerospazio, sicurezza nazionale, cybersecurity. Il nuovo nome sarà Saentra Forge, il nuovo ticker Saen. La prima operazione riguarda ATC – Armi Tattiche Custom, azienda di Biassono, in Brianza, già titolare delle licenze Uama e SeRNI, delle qualifiche NATO e delle autorizzazioni del Ministero della Difesa per la produzione di fucili tattici e sistemi d’arma con gittata operativa fino a duemila metri, destinati alle forze speciali e al mercato dei fucili sportivi da competizione. L’impegno finanziario arriva fino a 5,1 milioni di euro in tranche legate a obiettivi di performance. Segue una seconda acquisizione, Sophia High Tech, nel comparto aerospaziale.
Cos’è il golden power, e perché qui conta più del mercatoIl golden power è l’insieme dei poteri speciali che permettono al governo italiano di autorizzare, condizionare o vietare operazioni societarie che coinvolgono settori considerati strategici per la sicurezza nazionale. Introdotto nel 2012 come strumento difensivo contro acquisizioni ostili dall’estero, il suo perimetro si è esteso negli anni fino a includere 5G, cloud, semiconduttori, filiere critiche. Le notifiche sono cresciute di oltre il 1300% tra il 2018 e il 2024, arrivando a quota 660; nel 2025 la Presidenza del Consiglio ha esaminato oltre 900 comunicazioni ed esercitato i poteri speciali in 40 casi, con difesa e aerospazio tra i settori più interessati. L’Osservatorio Golden Power dell’Università di Trento descrive con una formula netta l’evoluzione dello strumento: “da strumento di difesa passivo a leva attiva”, al confine con la politica industriale vera e propria.
Questo dettaglio ridefinisce la lettura del caso Genenta. ATC ha ottenuto l’autorizzazione del Ministero della Difesa a produrre e vendere le proprie armi molto prima che un socio Genenta votasse alcunché: lo Stato ha già deciso quali aziende possono operare in quel perimetro, il mercato azionario si limita a scegliere chi le controlla. Paracchi lo dichiara esplicitamente a MilanoFinanza, in un’intervista in cui sintetizza la propria lettura del ciclo storico in corso: “prosperano solo i Paesi che controllano tecnologie strategiche e le loro filiere”. Come avevamo raccontato nella nostra analisi sul filo nascosto del riarmo europeo dal Settecento a oggi, il climax storico che sposta risorse dal mercato civile a quello bellico è sempre stato amministrato dalla politica, mai prodotto spontaneamente dal capitale: la variabile aggiornata al 2026 è che il veicolo non è più la fabbrica statale requisita in tempo di guerra, è la small cap Nasdaq nata per curare il cancro.
Il capitale sceglie dentro un perimetro tracciato dallo Stato: la differenza tra ricerca definanziata e difesa finanziata è una decisione politica, non un esito di mercato.
La parte più rivelatrice della vicenda riguarda chi, avendone titolo, ha scelto il silenzio. Cdp Venture Capital — la società di Cassa Depositi e Prestiti che investe risorse riconducibili al risparmio degli italiani — risulta tra i soci di Genenta dal collocamento Nasdaq del 2021; a gennaio 2026 valutava, secondo quanto riportato da Repubblica, “azioni a piena tutela dell’investimento”, ma nell’assemblea del 29 giugno 2026 si è astenuta, secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano. Il San Raffaele, titolare delle licenze scientifiche su Temferon e di circa un quinto dei diritti di voto grazie al sistema di voto maggiorato, non si è presentato in assemblea e non ha preso posizione pubblica sulla svolta.
Al centro della nuova governance siede la Fondazione Praexidia, costituita dallo stesso Paracchi e diventata azionista di Saentra Forge tramite un patto parasociale quinquennale rinnovabile. Nel suo comitato nomine figurano Gianni Letta, l’ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, due ex capi di Stato Maggiore dell’Aeronautica e il presidente di Assolombarda Alvise Biffi. Dieci giorni prima dell’assemblea del 29 giugno, Paracchi ha comunicato alla Sec di essersi garantito un paracadute personale di dodici mensilità più bonus.
Vale la pena notare, senza forzare un nesso causale che le fonti non stabiliscono, in quale galassia proprietaria si collochi il San Raffaele: quella del Gruppo San Donato, presieduto dall’ex ministro Angelino Alfano e guidato sul fronte internazionale dal finanziere tunisino Kamel Ghribi, che descrive apertamente l’espansione ospedaliera del gruppo in Nord Africa e Medio Oriente come uno strumento di politica estera italiana: “la sanità può essere uno strumento di soft power”, dichiara Ghribi in un comunicato ufficiale del gruppo. Il silenzio del San Raffaele sulla svolta armiera di una società di cui è socio scientifico va letto in questo contesto istituzionale, non come prova di un legame diretto che al momento nessuna fonte documenta.
Il voto che ha deciso tuttoNel maggio 2024 Genenta introduce, su proposta di Paracchi, un sistema di voto maggiorato che attribuisce fino a dieci voti alle azioni possedute da più tempo. Il meccanismo permette a Paracchi, pur con una quota economica inferiore al dieci per cento, di controllare oltre metà dei diritti di voto nell’assemblea del 29 ottobre 2025, quella che amplia l’oggetto sociale ai settori golden power. Undici soci storici, guidati da Naldini e titolari del 23% del capitale e del 31,5% dei diritti di voto, depositano alla Sec uno Schedule 13D e presentano ricorso al Tribunale di Milano per la nullità di quella delibera. Il Tribunale sospende in via cautelare, a giugno 2026, il cambio di oggetto sociale, ma nega la sospensiva sul voto maggiorato che lo ha reso possibile.
L’assemblea ordinaria del 29 giugno approva comunque il bilancio 2025 e rinnova il consiglio di amministrazione a maggioranza della lista Paracchi: della lista guidata da Naldini viene eletto il solo Riccardo Palmisano. Resta fissata per fine luglio l’assemblea straordinaria che deciderà in via definitiva il cambio di nome e il completamento della svolta industriale, in attesa delle decisioni di merito dei giudici milanesi sulla validità delle stesse delibere che hanno reso possibile fin qui il percorso.
Il vuoto lasciato dalla ricerca pubblicaIl caso Genenta si aggiunge a un pattern che avevamo già documentato su altre tecnologie biomediche: quando il capitale pubblico smette di sostenere una pipeline scientifica fino in fondo, qualcun altro occupa lo spazio lasciato libero. Lo avevamo mostrato nella nostra ricostruzione di come il capitale privato abbia occupato il vuoto lasciato da cinquant’anni di definanziamento pubblico della ricerca sulla psilocibina, e lo mostra anche la nostra analisi di giugno sui finanziamenti pubblici quasi inesistenti per la riprogrammazione epigenetica. La differenza, in questo caso, è di direzione: lo Stato ha costruito il terreno attraverso il golden power, con autorizzazioni, licenze e una cornice normativa pronte prima ancora che il primo euro cambiasse proprietà, e il capitale si è mosso dentro un percorso già tracciato dall'alto.
Cosa succede il 29 luglioL’esito dell’assemblea straordinaria di fine luglio resta, a rigore, incerto: dipende dagli equilibri tra i soci storici e la lista Paracchi, e dalle decisioni di merito ancora pendenti al Tribunale di Milano sulla nullità delle delibere di ottobre 2025. Il 29 luglio deciderà il nome sulla targa, non la direzione già presa quest’anno dal capitale e dallo Stato insieme.
Fonti
Ansa, “Genenta, dalle biotecnologie alla difesa, aerospazio e sicurezza nazionale”, 27 gennaio 2026 — ansa.it
MilanoFinanza, “Genenta vira sulla Difesa: compra la brianzola Atc che produce fucili per cecchini e porta Praexidia nel capitale”, 27 gennaio 2026 — milanofinanza.it
Startmag, “Chi sono i soci della biotech Genenta che si ribellano alla virata bellicistica”, 8 maggio 2026 — startmag.it
Il Fatto Quotidiano, “Cdp si astiene su Genenta che passa dai tumori ai fucili”, 2 luglio 2026 — ilfattoquotidiano.it
MilanoToday, “Genenta Scienze, l’assemblea approva il bilancio 2025 ma c’è tensione tra soci”, luglio 2026 — milanotoday.it
Economyup, “Pierluigi Paracchi e la svolta di Genenta, che cambia nome e strategia”, 31 gennaio 2026 — economyup.it
Osservatorio Golden Power, “Cosa è successo in materia di Golden Power nel primo trimestre 2026” — osservatoriogoldenpower.eu
Legalcommunity, “Golden Power: nel 2025, 40 interventi. Difesa, 5G e investimenti esteri al centro”, 4 febbraio 2026 — legalcommunity.it
Gruppo San Donato, “Presentato il bilancio consolidato 2024 di GSD” — grupposandonato.it