Il 12 giugno 2026 SpaceX ha completato la più grande IPO della storia dei mercati finanziari: 555,6 milioni di azioni collocate a 135 dollari ciascuna, 75 miliardi di dollari raccolti in un solo giorno, valutazione iniziale di 1,77 trilioni di dollari. Al termine della prima giornata di contrattazioni il titolo aveva già superato i 2.000 miliardi. Per dare la misura dell’operazione: Saudi Aramco, che fino a quel momento deteneva il primato, aveva raccolto 29,4 miliardi nella sua IPO del 2019. SpaceX ha fatto più del doppio. Elon Musk è diventato il primo trilionario della storia.
Nel 2025 SpaceX ha registrato ricavi per 18,7 miliardi di dollari e una perdita netta di 4,94 miliardi — inversione rispetto all’utile di 791 milioni dell’anno precedente, prodotta dall’acquisizione di xAI completata nel febbraio 2026. Il primo trimestre 2026 si è chiuso con perdite per altri 4,3 miliardi. Il price-to-sales implicito dell’IPO si attestava intorno a 93-95 volte il fatturato annuo: Nvidia tratta a circa 30 volte i ricavi; la media dell’S&P 500 è 3,4 volte. Quando Meta sbarcò in borsa, cresceva dell’88% e trattava a 28 volte i ricavi. Google cresceva del 240% e trattava a 10 volte. Saudi Aramco trattava a 5 volte. SpaceX tratta a 93 volte con perdite in accelerazione.
Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha pubblicato il giorno stesso dell’IPO un articolo sul suo Substack intitolato “Elon Musk, Human Ponzi Scheme”. La tesi centrale: la ricchezza di Musk poggia storicamente su una profezia che si autoavvera — gli investitori credono nel genio, il genio fa salire le valutazioni, le valutazioni rafforzano la reputazione di genio. Krugman chiama questo meccanismo con il suo nome: schema Ponzi. E aggiunge un elemento che trasforma la questione da speculazione finanziaria a problema sistemico: il Nasdaq 100 e il FTSE Russell hanno modificato le proprie regole di ammissione per includere SpaceX immediatamente dopo la quotazione, obbligando i fondi indicizzati — e attraverso di essi decine di milioni di risparmiatori americani — a comprare il titolo indipendentemente da qualsiasi valutazione razionale. L’S&P 500 ha resistito, applicando il requisito standard di un anno.
Una mucca, molte promesseL’unica divisione di SpaceX che produce cassa in modo strutturale è Starlink, la rete internet satellitare: nel 2025 ha generato 11,4 miliardi di ricavi (+50% anno su anno) e 4,4 miliardi di utile operativo, con 8,9 milioni di abbonati raddoppiati dai 4,4 milioni del 2024. Isolata, Starlink varrebbe secondo le stime più conservative tra 400 e 500 miliardi di dollari — un’azienda solida, con fondamentali reali, in un mercato con barriere all’ingresso altissime.
Il resto dell’impero è un’altra storia. Il segmento Spazio — lanci Falcon 9, sviluppo Starship — ha prodotto nel 2025 perdite operative per 6,4 miliardi con 3,2 miliardi di ricavi. Il segmento AI, ovvero xAI assorbita nel febbraio 2026, ha registrato nel solo primo trimestre 2026 una perdita operativa di 2,5 miliardi, finanziata interamente dai free cash flow di Starlink. Starlink è la mucca da mungere che finanzia le promesse. La valutazione da 2.000 miliardi prezza quelle promesse — Starship, data center orbitali, colonie su Marte, un mercato totale che il prospetto SEC stima in 29.000 miliardi — a un tasso di sconto prossimo allo zero.
Morningstar valuta SpaceX a 780 miliardi, meno della metà del prezzo di collocamento. Il professore di valutazione Aswath Damodaran si ferma a 1,22 trilioni. Il venditore allo scoperto Jim Chanos ha sintetizzato la questione in modo piuttosto semplice: “Possiamo inventarci qualsiasi storia vogliamo — colonie su Marte, tunnel industriali, data center nello spazio — per giustificare la valutazione. Nei mercati rialzisti si attribuisce un premio alle promesse, nei mercati ribassisti si applica uno sconto alla realtà.”
Il quinto che viene da WashingtonCirca un quinto dei ricavi SpaceX proviene dal governo federale americano. Questo dato, dichiarato nel prospetto SEC depositato a maggio 2026, merita di essere letto con attenzione, perché descrive una struttura di sussidio garantito che funziona da collaterale implicito per tutto il resto.
Nell’aprile 2025 il Pentagono ha assegnato nell’ambito del programma National Security Space Launch Fase 3 contratti per 5,9 miliardi di dollari a SpaceX — la quota più grande dei 13,5 miliardi totali distribuiti tra tre operatori — per 28 lanci militari tra il 2025 e il 2029. A questo si aggiungono i contratti Starshield, la versione militare di Starlink sviluppata per comunicazioni sicure delle forze armate in zone di conflitto, e la collaborazione con DARPA per una rete di sorveglianza missilistica in orbita bassa. Come avevamo ricostruito nella nostra precedente analisi sul manifesto di Palantir e la logica del potere duro, il perimetro tra contractor privato e apparato statale nella difesa americana non ha più confini riconoscibili.
La struttura di governance aggrava il quadro. Musk deteneva dopo l’IPO circa il 42% del capitale e controllava l’82,4% dei diritti di voto grazie ad azioni di Classe B con dieci voti ciascuna. Parallelamente, come capo del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), aveva accesso formale ai meccanismi di assegnazione dei contratti federali. Il principale fornitore militare privato degli Stati Uniti sedeva nell’esecutivo americano mentre i contratti venivano assegnati. Il conflitto di interessi è documentato, segnalato dal New York Times e da ex funzionari federali, e non ha prodotto alcuna conseguenza regolatoria.
La narrazione e la sua funzioneLa narrazione del genio autodidatta che costruisce un impero partendo da zero svolge una funzione precisa nel sistema che descrive: giustifica la valutazione, attira capitali retail, e — soprattutto — oscura la struttura di sostegno statale che rende possibile l’intera operazione. Hyperloop non esiste. The Boring Company non ha scavato tunnel commerciali. Le robotaxi Tesla sono operative in una sola città. Neuralink ha testato i suoi impianti su una manciata di pazienti. La colonia su Marte è un orizzonte narrativo, non un piano ingegneristico. Musk aveva promesso che ciascuno di questi prodotti sarebbe stato disponibile entro il 2025.
Starlink esiste, ed è un’infrastruttura critica reale. I razzi riutilizzabili di SpaceX esistono, e hanno trasformato il mercato dei lanci spaziali. Queste sono realizzazioni genuine, e ridurle a niente sarebbe disonesto. Ma queste realizzazioni — sottolinea Krugman — non sarebbero state sufficienti a fare di Musk l’uomo più ricco del pianeta. Ci voleva qualcos’altro: la fede degli investitori nel genio, che alimenta le valutazioni, che alimenta la fede.
Quale altra azienda privata al mondo avrebbe potuto accedere alle condizioni di bancabilità di SpaceX? Contratti pluriennali garantiti dal Pentagono come collaterale implicito, accesso privilegiato alla NASA, fondatore con ruolo formale nell’esecutivo, indici azionari che modificano le proprie regole per includere il titolo. Questa È la storia di un sistema che produce i propri campioni per ragioni che hanno poco a che fare con il profitto e molto a che fare con la proiezione di potere.
Un quinto dei ricavi garantito da Washington, contratti militari fino al 2029, indici che cambiano le regole per includerti. Chiamarla economia di mercato richiede una definizione di mercato che non coincide con nessuna di quelle in uso.
SpaceX è l’esempio più recente e più visibile di un pattern che attraversa l’intero ecosistema tecnologico angloamericano. I documenti Snowden del 2013 hanno certificato che NSA raccoglieva dati di massa tramite accordi formali con Google, Facebook, Apple e Microsoft — non attraverso intrusioni illegali, ma attraverso una struttura di cooperazione istituzionalizzata. In-Q-Tel, il fondo di venture capital della CIA, ha finanziato nelle fasi iniziali Google Earth, Palantir, e decine di altre società tecnologiche: i dettagli sono storicamente documentati e ammessi dalle stesse istituzioni. Amazon gestisce il cloud classificato di CIA e NSA. Microsoft ha vinto il contratto JEDI per la digitalizzazione del Pentagono.
Amazon Marketplace, nel frattempo, è oggetto di indagini formali da parte della FTC americana e della Commissione europea per una pratica documentata da testimonianze di ex dipendenti e da documenti interni emersi in sede giudiziaria: l’acquisizione sistematica dei dati sugli ordini dei venditori terzi — spesso ottenuta con il pretesto della trasparenza fiscale — per identificare i loro fornitori e creare unità di vendita diretta in concorrenza con i propri clienti. LinkedIn, di proprietà Microsoft, è stata formalmente segnalata nel 2021 dal DGSI francese come strumento utilizzato da intelligence straniere per mappare reti professionali e reclutare agenti: la piattaforma del networking professionale è simultaneamente il più grande database di carriere aziendali mai costruito, accessibile a chiunque disponga di un account.
La deduzione che questi fatti producono insieme non è una teoria: è una struttura. Queste aziende svolgono funzioni che uno Stato sovrano non potrebbe svolgere apertamente — raccolta dati su scala globale, penetrazione nei mercati stranieri, intelligence economica, infrastruttura militare commercializzata — mantenendo la forma giuridica del privato e la narrazione culturale dell’innovazione. Come avevamo analizzato nell’articolo sul contratto Anthropic-Pentagono e le sue implicazioni, il perimetro tra tech privata e apparato di sicurezza americano è diventato una finzione amministrativa. Questa è una tesi interpretativa, non un fatto accertato. La distinguiamo dai fatti che la precedono perché vogliamo essere metodologicamente onesti — e perché rende la tesi più solida, non meno.
A bolla sgonfiata, cosa resta?Krugman chiude il suo articolo con un’osservazione che vale la pena riportare nella sua logica: gli schemi Ponzi tradizionali colpiscono solo chi sceglie di partecipare. Quello di SpaceX è strutturalmente diverso, perché una quota crescente del denaro che lo alimenta proviene da risparmiatori ordinari che non hanno scelto nulla — trascinati dentro dai fondi indicizzati che, dopo la modifica delle regole di ammissione del Nasdaq 100 e del FTSE Russell, sono stati obbligati ad acquistare SPCX. Il 52% delle masse gestite nei fondi comuni americani è investito in fondi indicizzati o indicizzati per base. Oltre il 50% delle famiglie americane detiene quote di fondi comuni.
Starlink è un’infrastruttura reale con ricavi reali e una posizione di mercato difficile da replicare. Se SpaceX si limitasse a Starlink, avrebbe fondamentali solidi e una valutazione ragionevole nell’ordine dei 400-500 miliardi. La valutazione da 2.000 miliardi prezza tutto il resto — l’AI, i razzi di nuova generazione, i data center orbitali, Marte. Se anche una sola di queste scommesse dovesse risultare sbagliata nei tempi previsti, il repricing sarà violento. Chi lo pagherà non sarà Musk, che controlla l’82% dei voti e ha già incassato il patrimonio da trilionario sulla carta. Lo pagheranno i fondi pensione, i risparmiatori retail entrati sull’euforia, e i fondi indicizzati che non hanno avuto scelta.
La storia del ragazzino visionario che si fa da solo nel box di casa è una delle narrazioni più potenti che il capitalismo angloamericano abbia mai prodotto. Funziona perché contiene granelli di verità. Smette di funzionare quando si guarda alla catena completa: chi ha garantito i contratti, chi ha aperto i rubinetti del credito, chi ha modificato le regole degli indici, chi sedeva nell’esecutivo mentre i miliardi federali venivano assegnati. A quel punto la storia del genio solitario lascia il posto a qualcosa di molto più prosaico e molto più interessante: la storia di come uno Stato costruisce i propri campioni privati, e di come li fa pagare a tutti gli altri.
Fonti
Paul Krugman, “Elon Musk, Human Ponzi Scheme”, Substack, 12 giugno 2026 — paulkrugman.substack.com
Il Post, “SpaceX si è quotata in borsa”, 12 giugno 2026 — ilpost.it
Il Sole 24 Ore, “Space X, segreti e numeri nel prospetto per l’Ipo dei record” — ilsole24ore.com
Euronews, “IPO di SpaceX: al via il conto alla rovescia per la più grande quotazione di sempre”, 21 maggio 2026 — euronews.com
Astrospace.it, “SpaceX, ULA e Blue Origin ottengono 13,5 miliardi per i lanci militari USA”, 14 aprile 2025 — astrospace.it
IASSP, “SpaceX e le forniture per il Pentagono: i principali contratti di Musk”, novembre 2024 — iassp.org
Meteoweb, “SpaceX pronta ad assicurarsi contratti miliardari con il Governo”, 23 marzo 2025 — meteoweb.eu
TradingView / Borsa e Finanza, “SpaceX in Borsa: la più grande Ipo della storia vale 93 volte il fatturato” — tradingview.com
Bleap Finance, “IPO di SpaceX: tutto quello che c’è da sapere” — bleap.finance
USAspending.gov, database contratti federali SpaceX — usaspending.gov