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Petroliere in fiamme nello Stretto di Hormuz, l'Iran annuncia la chiusura del passaggio

La Marina iraniana e le Guardie della Rivoluzione rivendicano l'accaduto su navi che avrebbero percorso una rotta non autorizzata; Teheran condiziona la riapertura dello Stretto all'accettazione delle proprie condizioni da parte degli Stati Uniti.

Edizione del 8 novembre 20266 testate

Nello Stretto di Hormuz, in Iran, alcune petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato mine navali. La Marina dell'esercito iraniano ha reso noto che una petroliera è rimasta immobilizzata in fiamme sabato mattina nello Stretto di Hormuz orientale, dopo aver colpito una mina, e che la nave era entrata in una zona marittima vietata nonostante ripetuti avvertimenti.

Il comando della Marina delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) ha parlato di tre petroliere colpite da esplosioni e incendi di grave entità nello Stretto a partire dalle prime ore della mattina, sostenendo che le navi navigavano illegalmente e che avevano disattivato i sistemi di navigazione e identificazione. Secondo l'IRGC, una nave è stata colpita a est dello Stretto e un'altra al suo interno. L'agenzia TASS riferisce che, secondo il comunicato, i due mercantili tentavano di percorrere una rotta non autorizzata dall'Iran.

Il canale Telegram Giuseppe Masala Chili riporta che la United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha comunicato che una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato mentre attraversava lo Stretto in direzione di uscita, il 7 novembre alle 20:20 UTC; tutti i membri dell'equipaggio sono sani e salvi e non sono stati segnalati impatti ambientali. Lo stesso canale riferisce di immagini diffuse dall'IRGC che mostrerebbero l'esplosione di una terza petroliera.

Il portavoce dell'esercito, il generale di brigata Mohammad Akraminia, ha dichiarato che le forze armate iraniane hanno il controllo dello Stretto di Hormuz e che questo resterà chiuso finché gli Stati Uniti non accetteranno le condizioni di Teheran.

Fonti: Tehran Times, TASS, CGTN World, Middle East Monitor, Middle East Eye, Giuseppe Masala Chili

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