Il 13 agosto 2026, poco dopo le 14:40, un incendio si sviluppa nel reparto Pressatura Polveri dello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro — nodo del riarmo europeo —, a una quarantina di chilometri da Roma. Circa un’ora dopo, il boato. Percepito a diversi chilometri di distanza, ha trasformato per qualche ora la Valle del Sacco in un luogo in cui era impossibile ignorare cosa ci fosse davvero dietro quelle recinzioni. I 24 addetti presenti — l’azienda era in periodo di chiusura estiva, i reparti quasi vuoti — escono indenni. La Procura di Velletri apre un fascicolo per incendio. Gli investigatori escludono, allo stato delle indagini, ipotesi eversive. La causa tecnica precisa resta da accertare.
Lo stabilimento è classificato come impianto a rischio di incidente rilevante. Dentro ci si producono munizioni di medio e grosso calibro, propellenti, esplosivi, combustibili solidi per vettori aerospaziali. Un’esplosione senza vittime, in questo contesto, è già una fortuna strutturale: lo stesso sito, nel gennaio 1938, aveva registrato due deflagrazioni a distanza di pochi minuti che uccisero sessanta persone. Nel 2007, un’altra esplosione aveva ucciso Roberto Pignalberi, operaio di 35 anni, e ferito tredici colleghi. La toponomastica di Colleferro conserva la memoria della prima volta: via dei Caduti del ’38.
Cent’anni di polvere da sparoColleferro è una città costruita attorno ad una fabbrica. Il 20 ottobre 1912, mentre il Regno d’Italia era impegnato nella guerra di Libia, il senatore Giovanni Bombrini e l’ingegnere Leopoldo Parodi Delfino fondarono la Bombrini Parodi Delfino — BPD — su un ex zuccherificio della Valsacco, riconvertito in polo per la produzione di polvere da sparo ed esplosivi. Attorno agli impianti sorse un villaggio operaio, poi un paese, poi un comune, istituito formalmente nel 1935. Prima la fabbrica, poi i cittadini.
Nei decenni successivi la BPD diversificò: cementi, fertilizzanti, chimica, aerospazio. Nel 1952, su commessa del Ministero della Difesa, brevetò un combustibile solido a base di nitroglicerina e nitrocellulosa che avrebbe aperto la strada ai missili sperimentali italiani. Nel 1968 fu acquistata da SNIA, incorporata nel 1983 nel perimetro Fiat come SNIA BPD, poi riorganizzata in BPD Difesa e Spazio e acquisita da Fiat Aviazione nel 1994. Nel 1988, nel medesimo passaggio, Fiat aveva già assorbito anche le attività della Simmel — Società per l’Industria Marnati e Larizza, fondata a Castelfranco Veneto — ereditando anche le attività sulle spolette dei Fratelli Borletti.
Il nome Simmel Difesa emerge come denominazione unificata di questa storia composita. Nel 2000 Fiat cede alla famiglia Maccagnani, che nel 2007 rivende alla britannica Chemring Group per circa 77 milioni di sterline. È in questo passaggio che lo stabilimento torna agli occhi del pubblico per ragioni diverse dalla produzione: nel 2006, i giornalisti Elisa Marincola e Flaviano Masella realizzano per Rai News 24 l’inchiesta Terra esplosiva, in cui la Simmel Difesa viene accusata di produrre bombe a grappolo, come documentato dal catalogo aziendale allora accessibile online. L’azienda nega la produzione — e rimuove il catalogo dal sito. Nel comunicato che sostituisce le schede prodotto, ammette di avere “la capacità di produrre” le cluster bomb ma afferma di non averle “mai prodotte né tantomeno esportate” con il nuovo assetto societario avviato dal 2000.
Nel 2014 Chemring cede la Simmel Difesa — insieme alla belga Mecar — alla francese Nexter Systems, controllata dallo Stato francese, per 168 milioni di euro. L’anno successivo Nexter si fonde con la tedesca Krauss-Maffei Wegmann nella holding congiunta KNDS. La ex Simmel diventa KNDS Ammo Italy S.p.A., parte di uno dei maggiori gruppi europei della difesa terrestre, con oltre 11.000 dipendenti nel mondo. L’azienda italiana è controllata da KNDS France. Il capitale è franco-tedesco. I rischi restano a Colleferro.
Il nodo del riarmoFino al 2022 KNDS Ammo Italy era un produttore specializzato con buone commesse e un profilo relativamente basso. La guerra in Ucraina ha cambiato la scala. Le munizioni da 155 millimetri — il calibro standard NATO per i grandi sistemi d’artiglieria, gli stessi usati dai PzH 2000 tedeschi ceduti a Kiev — sono diventate la valuta più scarsa del conflitto. Colleferro le produce da decenni.
Le autorizzazioni all’esportazione lo confermano con i numeri: dai 45 milioni di euro del 2022 si passa a 143 milioni nel 2023, per assestarsi intorno ai 126 milioni nel 2025 e nel 2026. I clienti principali, stando agli atti depositati alla UAMA — l’ufficio della Farnesina che controlla il commercio di armamenti — comprendono Francia, India, Arabia Saudita e Turchia.
A questi flussi commerciali si affiancano due finanziamenti pubblici europei. Il primo arriva dall’European Defence Agency: 105 milioni di euro per la produzione di munizioni specifiche, come documentato dai bilanci aziendali e dagli atti UAMA. Il secondo è il progetto ROLLO, finanziato nell’ambito del programma ASAP — Act in Support of Ammunition Production — varato dalla Commissione europea con una dotazione complessiva di 500 milioni per aumentare la capacità produttiva di munizioni in Europa e rifornire l’Ucraina. A KNDS Ammo Italy vanno 41,39 milioni di euro su un totale di progetto che coinvolge cinque società in Italia, Francia, Norvegia, Finlandia e Lettonia. L’intera produzione relativa al progetto ASAP, secondo quanto emerge dagli atti depositati alla UAMA, è stata destinata all’esportazione.
Il meccanismo è lineare: fondi pubblici europei — contribuenti italiani, francesi, tedeschi — finanziano l’ampliamento produttivo di un’azienda franco-tedesca che produce in Italia, e la produzione finanziata con quei fondi viene esportata. Giorgio Beretta, tra i massimi esperti italiani del mercato dell’industria bellica, ha sintetizzato la logica: questo tipo di produzione porta lavoro, ma di bassa qualità e ad alto rischio umano, con impatto ambientale devastante — e l’output va al mercato estero, non alla difesa nazionale.
Sul riarmo europeo come meccanismo strutturale, con radici in tre secoli di cicli bellici, avevamo già sviluppato l’analisi portante di questo filone nel pezzo Gli anni Venti d’Europa: dal Settecento al 2026. Colleferro è uno dei punti in cui questo meccanismo tocca terra.
La polveriera su terreno avvelenatoColleferro e i diciotto comuni della Valle del Sacco formano il Sito di Interesse Nazionale Valle del Sacco: 19 comuni, circa 250.000 residenti, un’eredità chimico-militare di oltre un secolo e una contaminazione storica da beta-esaclorocicloesano mai risanata. I dati epidemiologici elaborati dal DEP Lazio, dalla piattaforma Indaco e dal VI Rapporto Sentieri dell’ISS restituiscono un quadro che non ammette letture ottimistiche: eccesso di mortalità maschile per tutte le cause, picchi di leucemia linfoide tra le ragazze under 20 e di leucemia mieloide tra i giovani uomini tra i 20 e i 29 anni, ricoveri per asma bronchiale in marcato eccesso in entrambi i sessi in età pediatrica e giovanile, incremento significativo di tumori allo stomaco e mortalità per patologie digerenti.
La risposta istituzionale è misurabile nella sua assenza. La piattaforma Indaco mantiene gli indicatori di incidenza tumorale fermi al decennio 2010-2019 e quelli sui ricoveri aggiornati solo fino al 2021. La ASL Roma 5, che serve mezzo milione di residenti, dispone di un solo DEA di I livello — a Tivoli — è priva di apparecchiature PET-CT e mette a disposizione circa 500 posti letto su 1.500 necessari. Il governo Meloni aveva interrotto il finanziamento del Rapporto Sentieri; i nuovi fondi per la ripresa degli studi epidemiologici sono arrivati solo grazie alla copertura mediatica della trasmissione Report e a un emendamento del senatore M5S Pietro Lorefice.
Il conto dei posti letto e degli scanner misura il fallimento della risposta alla malattia già insorta. C’è un fallimento che lo precede, e che la legge 833 del 1978 avrebbe dovuto rendere strutturalmente impossibile: quella riforma — la stessa che istituì il Servizio Sanitario Nazionale — pose la prevenzione come primo pilastro del sistema, prima ancora della cura e della riabilitazione. Le riforme degli anni Novanta, a partire dal decreto legislativo 502 del 1992, hanno invertito progressivamente questa gerarchia, concentrando risorse e mandato sull’acuzie ospedaliera e svuotando la medicina preventiva e territoriale. In un SIN come la Valle del Sacco, dove la popolazione vive su una contaminazione pluridecennale documentata, quell’inversione si traduce in termini concreti: i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL esistono, presiedono conferenze di servizi, partecipano alle istruttorie. Il presidio del confine tra l’ambiente contaminato e la salute di chi lo abita — prima che la patologia compaia — è diventato un compito nominale, svolto con personale e strumenti proporzionati a una funzione che il sistema ha progressivamente smesso di considerare prioritaria.
La bonifica è il primo atto sanitario possibile in un territorio come questo. Le sorgenti non bonificate che lo stesso proponente ha ammesso negli atti della procedura autorizzativa per Anagni — Ts6 e Ts9, con il superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio — sono la prevenzione primaria assente: finché il suolo inquinato resta tale, qualunque intervento clinico successivo è reattivo per necessità. Il Rapporto Sentieri conta le patologie già occorse su quel suolo. Il dato che nessuna istituzione raccoglie in forma sistematica è quante di quelle patologie sarebbero state evitate se il risanamento fosse avvenuto nei tempi e nei modi che la legge già prevedeva.
Il report ARPA Lazio pubblicato nell’agosto 2026, relativo ai dati del 2024, certifica acque cronicamente contaminate da pesticidi e PFAS e una qualità dell’aria tra le più critiche della regione.
Su questo territorio, già così carico, il gruppo KNDS ha presentato un piano per riconvertire e ampliare lo stabilimento di Anagni — l’ex Winchester, oggi usato per la demilitarizzazione di munizioni a fine vita — in un sito di produzione di nitrogelatina, il composto di base per i propellenti. Il progetto prevede 11 nuovi capannoni su 35 ettari: i capannoni sorgeranno vicino a un’area boschiva, alla carreggiata dell’autostrada, a un’area di servizio e a un colossale data center in progettazione. La terza conferenza dei servizi regionali ha già espresso parere favorevole. Il governo Meloni, interpellato da più interrogazioni, non intende opporsi.
Un elemento pesa su tutto in modo particolare: lo stesso proponente ha ammesso, negli atti della procedura autorizzativa, la presenza di sorgenti non bonificate (indicate come Ts6 e Ts9) e il superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio nell’area interessata dall’espansione. La deputata M5S Ilaria Fontana ha presentato un’interpellanza al ministro della Difesa chiedendo una moratoria fino al completamento delle bonifiche e una cabina di regia interministeriale. L’atto risulta tuttora in corso.
Un obiettivo alle porte di RomaL’interpellanza di Fontana coglie il versante sanitario e ambientale della questione; c’è un secondo versante, finora rimasto senza risposta istituzionale, che riguarda la sicurezza dello stesso sito come obiettivo. Tre giorni prima dell’esplosione di Colleferro — il 10 agosto 2026 — una serie di detonazioni aveva interessato un deposito di munizioni dello stabilimento Emco di Belitsa, in Bulgaria. Nel marzo 2026 un incendio aveva danneggiato una fabbrica ceca di componentistica per droni a Pardubice, con arresti e una pista russa aperta dalla polizia. Nel gennaio 2025 un’esplosione aveva provocato sei feriti nella fabbrica del colosso tedesco Rheinmetall a Javalí Viejo, in Spagna. Nel giugno 2024, l’esplosione nella fabbrica di munizioni polacca Mesko a Skarżysko-Kamienna aveva ucciso un operaio. Nel maggio 2024, lo stabilimento del gruppo tedesco Diehl vicino a Berlino — fornitore strategico dell’Ucraina — era stato devastato da un incendio che le autorità tedesche hanno successivamente attribuito a un atto doloso nell’ambito di una campagna di sabotaggio orchestrata dalla Russia.
La Procura di Velletri esclude, allo stato attuale delle indagini, la pista eversiva per Colleferro. La causa tecnica precisa resta da accertare. La serie di episodi analoghi in altri stabilimenti europei della difesa — alcuni accidentali, alcuni deliberati, alcuni ancora in corso di verifica — costituisce un contesto che gli investigatori e le istituzioni italiane avranno modo di valutare.
Quello che le istituzioni italiane hanno invece già a disposizione, e non hanno valutato, è una domanda più semplice: cosa significa avere alle porte di Roma un impianto a rischio di incidente rilevante che produce munizioni d’artiglieria, propellenti e combustibili per razzi, inserito nei programmi di approvvigionamento NATO per un conflitto in corso, in un territorio con un’eredità di contaminazione documentata e sorgenti non bonificate ammesse dallo stesso proponente del piano di espansione?
L’impianto è, in senso tecnico-giuridico, un obiettivo sensibile. La sua distruzione o compromissione significativa interromperebbe una filiera produttiva che Bruxelles ha finanziato con oltre 146 milioni di euro pubblici negli ultimi due anni. Il fatto che questa qualificazione non abbia prodotto alcuna riflessione pubblica sulla vulnerabilità del sito — né sulla concentrazione di rischio industriale, sanitario e strategico in un’area già compromessa — è piuttosto significativo sulle priorità di chi ha autorizzato l’espansione.
L’USB lo ha detto senza perifrasi: i profitti sono loro, i morti sono nostri. Per ora, a Colleferro, i morti sono rimasti i fantasmi di altre esplosioni. La prossima volta, il reparto potrebbe non essere vuoto.
Fondi pubblici europei finanziano l’ampliamento di un’azienda franco-tedesca che produce in Italia su suolo contaminato, con sorgenti non bonificate ammesse dal proponente stesso. La produzione finanziata con quei fondi viene integralmente esportata.
Fonti
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Redazione, “Esplosione alla KNDS Ammo Italy: aperta un’inchiesta, esclusa pista eversiva”, La Torre Oggi, 14 agosto 2026 — latorreoggi.it
Redazione, “Esplosione alla KNDS di Colleferro, la Procura apre un’inchiesta: 24 operai salvi”, Castelli Notizie, 13 agosto 2026 — castellinotizie.it
Redazione, “Esplosione a Colleferro: cosa produce lo stabilimento Knds Ammo Italy e perché è strategico”, Agenzia Nova, 13 agosto 2026 — agenzianova.com
Redazione, “La strana esplosione della fabbrica di armi a Colleferro: un caso tutt’altro che isolato”, Today.it, 14 agosto 2026 — today.it
Redazione, “Colleferro, esplosione KNDS Ammo Italy: indagini a tutto campo”, Ciociaria Oggi, 15 agosto 2026 — ciociariaoggi.it
Redazione, “Esplosione a Colleferro, incidente o sabotaggio russo”, La Capitale News, 16 agosto 2026 — lacapitalenews.it
Redazione, “Colleferro. Perché ora non si può escludere la pista del sabotaggio (russo)”, Formiche, 17 agosto 2026 — formiche.net
Redazione, “Simmel Difesa. I segreti dello stabilimento”, Radio Colonna, agosto 2026 — radiocolonna.it
Redazione, “KNDS Ammo Italy”, Wikipedia, aggiornato agosto 2026 — it.wikipedia.org
Redazione, “Il progetto militare KNDS Ammo Italy”, Ambienteweb.org, maggio 2025 — ambienteweb.org
Marincola E., Masella F., “Terra esplosiva” [inchiesta televisiva], Rai News 24, 2006
Rete Italiana per il Disarmo, “Esplosione alla Simmel: maggior sicurezza, ma non si neghi l’evidenza”, ottobre 2007 — disarmo.org
Archivio Fondazione Fiera Milano, “Bombrini Parodi Delfino” — fondazionefiera.it
Redazione, “Colleferro, il boato della guerra”, PeaceLink Roma, agosto 2026 — peacelink.it
DEP Lazio / ISS, VI Rapporto Sentieri, Epidemiologia & Prevenzione, 29 marzo 2023 — epiprev.it
ARPA Lazio, La valle del fiume Sacco. Uno studio ambientale, agosto 2026 — arpalazio.it
Camera dei Deputati, Interpellanza urgente Fontana (M5S) al Ministro della Difesa, atto in corso