La spesa per la difesa italiana sale, sulla carta, al 2,8% del Prodotto interno lordo. Ad Ankara, il segretario generale della NATO Mark Rutte la celebra aprendo il forum industria-difesa con l’annuncio di contratti per decine di miliardi di dollari — il cosiddetto Big Reveal. Poche ore dopo, nello stesso vertice, Donald Trump autorizza, secondo la ricostruzione di Axios, un nuovo attacco contro l’Iran, insieme al segretario alla Difesa Pete Hegseth, al segretario di Stato Marco Rubio, al segretario al Tesoro Scott Bessent e al generale Dan Caine. Il copione è sempre lo stesso: il denaro pubblico aumenta mentre il Paese che lo stanzia registra la crescita più bassa dell’Eurozona e un debito pubblico destinato a superare quello della Grecia entro il 2027.
La cifra di cartaIl 2,8% include due voci distinte. Il 2,09% riguarda la spesa militare in senso stretto. Lo 0,71% restante, poco più di 15 miliardi di euro, arriva da un perimetro allargato che comprende sicurezza energetica, cybersicurezza e protezione delle frontiere — voci che fino a pochi anni fa restavano fuori dal conteggio della difesa. L’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica isola uno scarto ulteriore: buona parte dell’aumento certificato dalla NATO a marzo, dall’1,52% al 2,01% del Pil in un solo anno, deriva da riclassificazioni di voci prima non contabilizzate come difesa, tra cui Guardia di Finanza, Capitanerie di porto, spazio e cyber. L’Osservatorio Milex stima la spesa militare in senso stretto ancora ferma intorno all’1,5% del Pil, un fenomeno che avevamo già isolato a livello continentale nella nostra precedente analisi sul riarmo europeo, dove i numeri dichiarati e quelli reali si rivelavano distanti in quasi tutte le cancellerie del continente.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, ad Ankara per la giornata inaugurale del vertice, rivendica una programmazione triennale da 19 miliardi aggiuntivi nel biennio 2027-2028, 6,5 miliardi nel 2027 e 13 nel 2028. La cifra, pronunciata a caldo sul divanetto della hall dello Sheraton, supera quella riportata nei giorni precedenti da fonti di governo multiple, che parlavano di 17-18 miliardi complessivi, +0,3% del Pil nel 2027 e +0,6% nel 2028. La distanza tra le due versioni misura quanto restino fluide, anche nella bocca di chi le pronuncia, le cifre su cui si costruisce l’impegno italiano verso Washington.
Il conto della trattativaDonald Trump arriva ad Ankara ribadendo un giudizio già pronunciato nelle settimane precedenti: individua in Italia, Germania e Francia i partner che si sono sottratti al sostegno nella guerra contro l’Iran. Su Giorgia Meloni riserva una valutazione personale: «Mi piace, è una brava persona, ma non c’è stata per noi sull’Iran». La frase arriva a margine del bilaterale con Recep Tayyip Erdogan. Meloni risponde ai cronisti con due parole, «rapporti cordiali», e chiude ogni domanda successiva con un secco «vi ho già risposto». La sera, i due leader siedono allo stesso tavolo alla cena offerta da Erdogan, a porte chiuse.
Il retroscena assume corpo settimane più tardi, quando Rutte, in un’intervista a Fox News, rivela che circa 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia a supporto dell’operazione Epic Fury, la campagna militare Usa contro l’Iran conclusa a inizio aprile con un cessate il fuoco. Il ministero della Difesa risponde in poche ore, definendo la ricostruzione «un messaggio totalmente fallace» e ribadendo che l’Italia autorizza solo voli tecnici e logistici, mai attività cinetiche. La distinzione regge sul piano giuridico: i trattati separano una semplice comunicazione per i voli di routine da un’autorizzazione formale per quelli offensivi. Il numero resta comunque sul tavolo: 500 voli, aerei radar E-2D Hawkeye, droni Triton e Poseidon P-8 da Sigonella, cargo C-17 e cisterne KC-135, secondo la ricostruzione di più testimoni indipendenti. Il Governo respinge le accuse di aver mentito al Parlamento. Il punto resta la distanza tra la freddezza pubblica verso Trump e il ruolo logistico che le basi italiane continuano comunque a garantire a Washington.
Il Paese che pagaL’Italia cresce meno di ogni altro grande Paese dell’Eurozona: +0,5% nel 2026 secondo le stime di primavera della Commissione europea, contro il +0,9% dell’area euro. Il debito pubblico sale al 138,5% del Pil nel 2026 e al 139,2% nel 2027, un valore che supera per la prima volta quello della Grecia. L’inflazione energetica risale al 3,2%, spinta dal conflitto in Medio Oriente che pesa sulle rotte di approvvigionamento. I redditi reali delle famiglie rallentano, mentre la produzione industriale flette. Il fondo europeo SAFE, 150 miliardi di prestiti per la difesa a livello continentale, resta bloccato per l’Italia: Roma ha prenotato 14,9 miliardi ma non li ha ancora attivati, per un contrasto interno tra il ministro della Difesa e quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che preferirebbe destinarli al caro energia. Un sondaggio YouTrend fotografa un’opinione pubblica spaccata a metà, 43% favorevole e 43% contrario a un aumento della spesa militare, con appena il 4% che sostiene l’obiettivo NATO del 5% del Pil entro il 2035.
Il conto di questa debolezza ricade sui contribuenti italiani, chiamati a finanziare un riarmo dai contorni contabili mobili e una subordinazione militare che non hanno scelto.
Le basi italiane restano piattaforma di lancio per un potere che decide da solo dove e quando colpire. La sovranità formale convive con una subordinazione operativa strutturale: gli accordi bilaterali regolano transiti e sorvoli, ma la sostanza politica della guerra resta appannaggio di Washington. Il Governo Meloni, davanti a questo dato strutturale, sceglie la postura dell’inseguimento invece che quella della trattativa. Ogni smentita sui voli, ogni cifra rivista al rialzo sul bilancio della Difesa, ogni «rapporti cordiali» pronunciato senza seguito, aggrava la posizione negoziale italiana invece di rafforzarla. Il conto di questa debolezza ricade sui contribuenti italiani, chiamati a finanziare un riarmo dai contorni contabili mobili e una subordinazione militare che non hanno scelto, nella fase economica più debole dell’ultimo decennio.
La notte che continuaIl vertice prosegue nella sua sessione plenaria mentre la crisi con l’Iran non si ferma. Nella notte tra il 7 e l’8 luglio, dopo che le Guardie rivoluzionarie colpiscono tre navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, il Centcom rivendica oltre 80 obiettivi colpiti in territorio iraniano. Teheran risponde rivendicando 85 installazioni Usa colpite tra Bahrein e Kuwait e l’abbattimento di un drone MQ-9. Il ministro Crosetto affida a un post la rassicurazione che il personale della Difesa italiana non risulta coinvolto negli eventi in corso. La formula è la stessa di sempre, spogliata di ogni conseguenza pratica: l’Italia osserva da una base che, per trattati vecchi di decenni, resta comunque a disposizione di chi la guerra la combatte davvero.
Fonti
ANSA, “Trump: ‘Deluso dalla Nato, Meloni mi piace ma non ci ha aiutato’. La premier: ‘Rapporti cordiali’”, 7 luglio 2026 — ansa.it
Il Messaggero, “Trump: «Meloni mi piace ma sull’Iran non c’era». La minaccia all’Europa”, 7 luglio 2026 — ilmessaggero.it
Il Sole 24 Ore, “Rutte: dall’Italia 500 voli Usa contro l’Iran, governo smentisce”, 24 giugno 2026 — ilsole24ore.com
Pagella Politica, “La nuova polemica sulle basi statunitensi in Italia nasce da un equivoco” — pagellapolitica.it
Ore12, “Nato: Rutte annuncia firma contratti Difesa per miliardi di dollari”, 7 luglio 2026 — ore12.net
ANSA, “Gli Usa lanciano potenti attacchi contro l’Iran. Teheran: ‘Ci saranno ritorsioni’”, 8 luglio 2026 — ansa.it
L’Espresso, “Salta la tregua a Hormuz? Tornano i raid tra Stati Uniti e Iran”, 8 luglio 2026 — lespresso.it
Il Sole 24 Ore, “Vertice Nato, Governo al lavoro sulle spese militari. Si studiano ulteriori aumenti”, 6 luglio 2026 — ilsole24ore.com
PrimaPagina News, “Difesa al 2,8% del PIL, il numero che divide la politica italiana”, 6 luglio 2026 — primapaginanews.it
Il Messaggero, “Difesa, il piano del governo: oltre 18 miliardi in due anni, spese al 3,7% entro il 2028” — ilmessaggero.it
Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Università Cattolica, “Maggiori spese NATO dell’Italia e riclassificazioni: un aggiornamento”, 10 aprile 2026 — osservatoriocpi.unicatt.it
Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Università Cattolica, “Perché l’Italia sta diventando il Paese con il più alto debito/Pil dell’eurozona”, 29 aprile 2026 — osservatoriocpi.unicatt.it
Gente d’Italia, “L’Ue taglia le stime sull’Italia: Pil a +0,5% nel 2026, il deficit scende sotto il 3%”, 21 maggio 2026 — genteditalia.org