Un pannello fotovoltaico piantato in un campo di grano tra Sicilia e Sardegna produce due cose insieme: energia, e un titolo negoziabile su un mercato finanziario che di quel campo non conosce nemmeno il nome. Il meccanismo che rende possibile questa trasformazione ha una filiera precisa — e il caso più recente, quello di due fondi israeliani garantiti dalla Banca europea, ne mostra ogni snodo con una nettezza che raramente la cronaca dell’energia italiana concede.
La filiera comincia con una figura specifica: lo sviluppatore. Acquisisce un’opzione di affitto pluriennale dal proprietario terriero, senza mai investire nella costruzione o gestione dell’impianto: il suo unico compito è ottenere l’autorizzazione e rivenderla. Cede le quote di una società veicolo — una S.r.l. costituita apposta per quel singolo impianto — a un investitore istituzionale disposto a pagare un premio sostanzioso per un progetto già autorizzato e pronto all’esecuzione. La società veicolo assolve una funzione precisa nella catena: concentra dentro un guscio giuridico minimo ogni passività futura — contenziosi ambientali, ricorsi delle comunità locali, sanzioni — tenendo lontani da qualunque responsabilità i veri proprietari del capitale a monte.
Il territorio, in questo schema, funziona da sottostante per un’enorme massa di liquidità che dal 2008 in poi le banche centrali hanno immesso nei mercati finanziari attraverso il quantitative easing e che, esaurita la capacità di assorbimento del debito sovrano e obbligazionario, cerca beni reali capaci di generare un rendimento stabile e prevedibile. Un ettaro di terreno agricolo trasformato in impianto fotovoltaico, con un contratto ventennale di vendita dell’energia e — spesso — un meccanismo di contratto per differenza che garantisce un prezzo minimo a carico della bolletta pubblica in caso di calo dei prezzi di mercato, offre esattamente questo tipo di rendimento. Esiste il modello opposto, quello dell’impianto ad isola pensato per sottrarsi a questa filiera, ma le norme sulle cosiddette “aree idonee” completano il quadro giuridico nella direzione contraria: quando un terreno ricade in una di queste zone, il proprietario che rifiuta di cedere l’uso del fondo si confronta con dispositivi di legge pensati per l’esproprio per pubblica utilità, indipendentemente dall’attività agricola già insediata.
Duecentosettantuno milioni di garanzia europeaIl caso che rende concreto questo meccanismo porta il nome di Sunprime Holdings, produttore indipendente di energia rinnovabile con sede a Milano, specializzato in fotovoltaico commerciale e industriale e in sistemi di accumulo a batteria. La società è italiana per costituzione societaria e per gestione operativa quotidiana, ma dal 2021 la sua proprietà racconta una geografia diversa: gli azionisti di riferimento sono Nofar Energy, quotata alla Borsa di Tel Aviv, e Noy Fund, il maggiore fondo infrastrutturale israeliano, con una massa gestita vicina ai tre miliardi di euro. La traiettoria dei finanziamenti che la società milanese ha ricevuto misura la scala crescente dell’operazione: centocinquanta milioni di euro nel dicembre 2022 per oltre duecentocinquanta impianti, duecentoquattro milioni nell’agosto 2024 per il progetto “Solomon” con la Banca europea per gli investimenti e Natixis, cinquecentosette milioni nel marzo 2026 per il progetto “Sophocles” — ancora BEI e Natixis, con la Banca europea che mette a disposizione duecentosettantuno milioni di euro sotto garanzia InvestEU. Il progetto prevede circa duecento impianti fotovoltaici distribuiti su tutto il territorio nazionale, per una potenza complessiva di 290 megawatt di picco affiancati da 350 megawatt di capacità di accumulo, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere i 750 megawatt in esercizio entro il 2027 e una riserva di progetti che supera il gigawatt.
Ricapitoliamo: uno strumento di finanziamento pubblico europeo, sostenuto dalla garanzia di bilancio dell’Unione e concepito per accelerare la transizione energetica del continente, sta fornendo la garanzia finanziaria a un portafoglio di impianti italiani la cui proprietà ultima risiede in capitale israeliano raccolto tra investitori quotati e fondi infrastrutturali di quel Paese.
Il denaro pubblico europeo garantisce oggi un portafoglio fotovoltaico italiano la cui proprietà ultima risiede in due fondi israeliani.
Sunprime non è un caso isolato. Un’inchiesta collettiva condotta da reti territoriali e ripresa da testate indipendenti ha mappato altre società israeliane attive sullo stesso mercato: Enlight Renewable Energy, coinvolta in progetti sulle alture del Golan occupate e oggi presente con propri impianti eolici e solari in Puglia; Econergy, che sviluppa agrivoltaico tra Biella e Vercelli mentre condivide partner assicurativi con l’industria della difesa israeliana; Shikun & Binui Energy, che ha già raggiunto trecento megawatt di capacità complessiva tra Toscana e Sicilia. Il denaro pubblico europeo, in questo quadro, garantisce un modello di business che si è già radicato su scala nazionale.
Il canale contesoIl Canale di Sicilia, che riceve e smista buona parte dell’energia prodotta da questi impianti verso il resto del Paese e verso l’Europa, è nel frattempo diventato un tratto di mare sempre più conteso. Il 3 marzo 2026 la metaniera russa Arctic Metagaz, carica di novecento tonnellate di gasolio e oltre sessantamila tonnellate di gas naturale liquefatto, è stata colpita da droni al largo della Libia e ha vagato alla deriva per giorni tra le acque maltesi e quelle italiane, prima di essere dichiarata relitto fantasma dalle autorità libiche e poi recuperata dal monitoraggio congiunto italo-maltese. Mosca ha attribuito l’attacco a droni ucraini; Kiev non ha commentato. Il 23 giugno dello stesso anno la Marina francese ha abbordato al largo delle coste siciliane la petroliera Deliver, battente bandiera camerunense, sospettata di appartenere alla flotta ombra che la Russia utilizza per aggirare le sanzioni occidentali sul commercio di petrolio. “Non permetteremo alla flotta ombra di aggirare le sanzioni”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron annunciando l’operazione. Il Canale di Sicilia, in meno di quattro mesi, è diventato contemporaneamente il corridoio che smista l’energia finanziarizzata del Sud Italia e il teatro in cui si misura, con droni e abbordaggi militari, il controllo delle rotte energetiche russe verso l’Europa.
Le due dinamiche restano formalmente separate: da una parte i terreni agricoli trasformati in asset finanziari attraverso sviluppatori, società veicolo e garanzie pubbliche europee; dall’altra un tratto di Mediterraneo che si militarizza attorno al transito di combustibili fossili sanzionati. Condividono però lo stesso terreno geografico e un’architettura di controllo finanziario simile a quella imposta al Venezuela: il controllo dell’energia che attraversa il Mediterraneo centrale passa sempre meno per decisioni prese a Roma, e sempre più per capitali, flotte e istituzioni finanziarie che rispondono ad altre capitali.
Fonti
Antimafia Duemila, “Il sole d’Italia in concessione a Israele”, giugno 2026 — antimafiaduemila.com
Il Sole 24 Ore, “Rinnovabili, da Bei e Natixis 507 milioni per Sunprime”, 17 marzo 2026 — ilsole24ore.com
Il Giornale d’Italia, “BEI, Natixis e Sunprime: project finance fino a 507 milioni di euro”, marzo 2026 — ilgiornaleditalia.it
Luigi Mastrodonato, “Le aziende israeliane che fanno affari con le rinnovabili in Italia”, Internazionale, 13 gennaio 2026 — internazionale.it
L’Indipendente, “Le aziende israeliane stanno penetrando nel business italiano delle rinnovabili”, 14 giugno 2026 — lindipendente.online
Euronews, “La nave russa Arctic Metagaz alla deriva nel Mediterraneo rischia di esplodere”, 18 marzo 2026 — euronews.com
Today.it, “Arctic Metagaz, dov’è la nave russa piena di gas alla deriva nel Canale di Sicilia”, marzo 2026 — today.it
Euronews, “Macron: marina francese ha intercettato petroliera della flotta ombra russa al largo della Sicilia”, 25 giugno 2026 — euronews.com
Il Manifesto, “La marina francese sequestra una nave della flotta fantasma russa al largo della Sicilia”, giugno 2026 — ilmanifesto.it