Un’inchiesta internazionale coordinata da Lighthouse Reports, pubblicata il 22 luglio 2026 con una coalizione di testate su cinque continenti, documenta 239 cause intentate dalle multinazionali del cibo che compongono il cosiddetto Big Food contro leggi di salute pubblica in sei Paesi tra il 2010 e il 2025. Le cause bersagliano etichettature nutrizionali, restrizioni pubblicitarie verso i bambini, tasse sulle bevande zuccherate e sull’ultra-processato. Il monte contenzioso complessivo somma 595 anni di battaglie legali, sottratte a governi che nel frattempo continuano a pagare il conto sanitario delle patologie legate a un’alimentazione dannata.

Tra i casi con paternità identificabile, oltre un terzo fa capo a nove gruppi alimentari, in testa Coca-Cola, PepsiCo e Mondelez, seguiti da Kellogg’s, Danone, Ferrero, il gruppo messicano Xignux, Heartland Food Products Group e Mars. Il Messico concentra da solo 193 delle 239 cause, quasi tutte contro la regolamentazione nazionale sull’etichettatura: le aziende hanno sostenuto in tribunale che le nuove norme violassero diritti costituzionali o “demonizzassero” i loro prodotti, mentre un imbottigliatore locale di Pepsi ha argomentato che in alcune aree rurali bere bibite gassate fosse più sicuro che bere l’acqua disponibile. In Brasile, undici delle diciassette cause colpiscono l’agenzia sanitaria ANVISA e la sua norma sulla pubblicità del cibo ai minori, ferma da sedici anni: quasi due terzi di tutte le cause mappate riguardano il potere di validare un’etichetta nutrizionale.

Ferrero compare tra i nove gruppi con contenziosi in Messico e nel Regno Unito, dopo l’acquisizione del marchio Kellogg’s britannico nel 2025, oltre alla partecipazione alle associazioni industriali brasiliane che contestano la norma ANVISA. Per un lettore italiano, però, il fronte più rivelatore si gioca a Bruxelles: da oltre un decennio Ferrero, insieme a Coldiretti e Confagricoltura, si oppone all’introduzione del Nutri-Score europeo, il sistema di etichettatura a semaforo che classifica gli alimenti in base al profilo nutrizionale. Al suo posto l’industria italiana ha promosso il Nutrinform Battery, un modello a batteria che espone gli stessi dati in una forma meno immediata da leggere. Il governo italiano, con ministri dell’Agricoltura e della Salute succedutisi negli anni, ha costantemente affiancato questa posizione in sede europea, mentre altri Stati membri — Francia, Belgio, Spagna — si orientano verso il Nutri-Score.

Sull’accordo di libero scambio UE-Mercosur, Coldiretti gioca la parte opposta della stessa partita. L’organizzazione chiede controlli sul 100% delle importazioni agroalimentari sudamericane, denunciando 130 allarmi alimentari Rasff nei primi nove mesi del 2025, un terzo dei quali sulla carne, e l’uso ancora diffuso di antibiotici come promotori di crescita e pesticidi vietati da anni nei campi europei. Il governo Meloni ha tenuto bloccata la ratifica per oltre un anno insieme alla Francia, chiedendo garanzie sulla Politica agricola comune, per poi dare il via libera il 9 gennaio 2026 in cambio di quarantacinque miliardi di fondi PAC — già stanziati per il 2032, semplicemente riprogrammati sulla carta al 2028 — e di un fondo da 6,3 miliardi per compensare le perturbazioni di mercato che l’accordo stesso produce. La Commissione europea garantisce standard sanitari identici per prodotto importato e locale; l’eurodeputata Manon Aubry lo definisce comunque il “peggior accordo di libero scambio mai negoziato dall’Unione europea”, puntando il dito sulla capacità reale dei controlli doganali di farli rispettare.

Il criterio che decide quando la sicurezza alimentare pesa e quando si accantona coincide sempre con la posizione di mercato di chi la invoca: argomento decisivo contro un’etichetta che renderebbe leggibili i propri prodotti, argomento secondario di fronte a un accordo commerciale che allarga i propri mercati di esportazione (pasta, formaggio, vino) al prezzo di una concorrenza a standard più bassi su carne, pollame, zucchero e riso.

Il criterio è sempre lo stesso: la sicurezza alimentare pesa quando serve a bloccare un’etichetta, si accantona quando ostacola un accordo commerciale.

L’autorizzazione europea alla coltivazione di piante editate con tecniche di ingegneria genetica appartiene a un binario normativo distinto dal Mercosur, approvato dal Parlamento europeo il 17 giugno 2026 — ne scrivevamo allora, a proposito della riforma NGT e dell’etichettatura delle piante editate. Il meccanismo però si ripete identico: una normativa presentata come progresso tecnico o vittoria negoziale, un’industria che ne beneficia, un’agricoltura di base che assorbe il rischio.

Le 239 cause mappate da Lighthouse Reports restano per lo più battaglie combattute e vinte in tribunale dai governi: le imprese hanno perso l’82% dei casi esaminati nei sei Paesi analizzati. La vittoria processuale lascia comunque intatti i 595 anni di tempo sottratto e la pressione che continua a piegare le normative prima ancora che arrivino in aula. In Italia quella pressione ha un nome, una sede a Bruxelles e un alleato di governo su ogni fronte in cui si presenta.

Fonti

Lighthouse Reports, “Big Food vs. The People”, 22 luglio 2026 — lighthousereports.com
Agência Pública / O Joio e O Trigo, “O povo contra as Big Food: como setor alimentício impediu regulação de publicidade no país”, 22 luglio 2026 — apublica.org
Dario Dongo, “NutriScore, Ferrero e Coldiretti contro tutti”, GIFT (Great Italian Food Trade), 16 luglio 2021 — greatitalianfoodtrade.it
Coldiretti e Filiera Italia, comunicato sulla reciprocità Mercosur, 8 gennaio 2026 — coldiretti.it
Il Post, “Il governo italiano si è convinto ad approvare l’accordo col Mercosur”, 7 gennaio 2026 — ilpost.it
Euronews, “Mercosur: l’accordo commerciale aprirà le porte agli alimenti tossici in Ue?”, 28 gennaio 2026 — it.euronews.com