A marzo 2025 la National Medical Products Administration cinese ha approvato NEO, dispositivo sviluppato da Neuracle Technology di Shanghai in collaborazione con l’Università Tsinghua di Pechino: il primo impianto cerebrale invasivo nella storia ad ottenere autorizzazione per uso commerciale. Otto sensori posizionati sulla dura mater — il tessuto protettivo esterno del cervello — raccolgono segnali neurali e li trasmettono a un computer esterno, che li traduce in comandi per dispositivi robotici. La destinazione ufficiale sono i pazienti tra i 18 e i 60 anni con paralisi agli arti da lesione midollare che conservano una funzione residua delle braccia. Trentasei trial clinici condotti da ottobre 2023, trentadue dei quali nel solo 2025. Un paziente, identificato come Dong, ha ripreso a muovere la mano destra al nono giorno di riabilitazione senza il guanto robotico di supporto.

Il fatto è reale. La tecnologia funziona, almeno nell’ambito per cui è stata autorizzata. NEO ha preceduto Neuralink di Elon Musk all’approvazione commerciale per ragioni strutturali: i sensori di NEO poggiano sulla superficie esterna del cervello senza penetrare la corteccia, riducendo il rischio di emorragie e la reazione del tessuto cerebrale al corpo estraneo che nel tempo degrada la qualità del segnale. Il percorso regolatorio cinese ha previsto una corsia accelerata che quello americano, per ora, non contempla. La velocità di approvazione riflette una scelta politica deliberata. Il piano quinquennale cinese pubblicato il giorno stesso dell’approvazione di NEO elenca i BCI tra le sei industrie strategiche prioritarie del paese, accanto alla tecnologia quantistica e ai robot umanoidi. Il governo cinese ha già avviato l’inserimento di NEO nel sistema sanitario nazionale assegnandogli un codice di rimborso: primo passo verso una copertura che abbasserà il costo per i pazienti eleggibili.

Fino a qui, la cronaca. Quello che la cronaca da sola lascia fuori campo è il contesto in cui questa tecnologia arriva, e a cosa si collega.

Per leggere NEO nel suo contesto reale, occorre partire da quello che è accaduto nei vent’anni precedenti. Facebook è stato fondato nel 2004. L’iPhone è arrivato nel 2007. Nel decennio successivo, miliardi di persone hanno consegnato volontariamente e gratuitamente la mappa quasi completa della propria vita cognitiva a una manciata di piattaforme private: preferenze politiche, relazioni affettive, schemi di attenzione, risposte emotive, abitudini di consumo, aspirazioni, paure, linguaggio, ritmi circadiani, localizzazione in tempo reale. Lo hanno fatto per accedere a un servizio di comunicazione, e i termini di quello scambio erano scritti nei contratti che ciascuno ha accettato.

Quei dati sono stati processati, incrociati e modellati per due decenni fino a produrre sistemi predittivi capaci di anticipare il comportamento umano con una precisione statistica che nessun interlocutore umano aveva mai raggiunto. L’intelligenza artificiale generativa che dal 2022 in poi è stata presentata al pubblico come una svolta improvvisa porta con sé un corpus costruito, in larghissima parte, sul linguaggio umano prodotto e pubblicato su piattaforme che lo raccoglievano sistematicamente da anni. Come avevamo analizzato nel dettaglio parlando del deficit cognitivo reciproco tra USA e Cina, la competizione tecnologica tra le due potenze si gioca su asimmetrie strutturali che precedono di decenni le dispute attuali.

La concentrazione del settore AI in poche aziende — americane o cinesi che siano — ha avuto accesso privilegiato ai dati, costruito attraverso monopoli di piattaforma tollerati o attivamente favoriti da apparati statali con interessi propri nell’esito. Chi controllava i dati ha addestrato i modelli migliori. Chi ha addestrato i modelli migliori ha attirato i capitali. Chi ha attirato i capitali ha scalato l’infrastruttura. La verticalizzazione era scritta nella struttura del sistema dal momento in cui le piattaforme hanno scelto il modello gratuito come modalità di acquisizione utenti.

L’era dell’estrazione cognitiva di massa è iniziata con i social network, che hanno raccolto dati comportamentali, preferenze, relazioni e schemi di pensiero di miliardi di persone per vent’anni, gratuitamente e senza consenso informato reale. NEO sposta l’interfaccia di estrazione dall’esterno del cranio all’interno.

Lo smartphone legge il comportamento dall’esterno — cosa clicchi, quanto tempo guardi, come scorri, dove sei, con chi parli. È un’interfaccia esterna che raccoglie segnali comportamentali e li interpreta come proxy degli stati interni. Il BCI raccoglie i segnali interni direttamente, senza il passaggio interpretativo. La differenza è di risoluzione e di prossimità. Con essa cambia il rapporto di dipendenza: chi ha uno smartphone può spegnerlo. Chi ha un impianto cerebrale che media funzioni neurologiche essenziali — il controllo motorio volontario, nel caso di Dong — dipende dalla continuità del servizio erogato da chi gestisce il software, gli aggiornamenti, la connettività. La funzione corporea diventa subordinata a una relazione contrattuale con un soggetto terzo.

Questa è la logica applicata di qualsiasi sistema embedded con dipendenza funzionale: un pacemaker che richiede aggiornamenti firmware, un’app di monitoraggio del diabete che cessa di funzionare se la società viene acquisita, un sistema di navigazione che smette di operare quando il server viene dismesso. Con NEO la funzione mediata è il movimento volontario di un arto. E il soggetto gestore opera in un contesto giuridico nel quale la separazione tra interesse privato e indirizzo statale ha caratteristiche strutturalmente diverse da quelle occidentali.

I social network hanno estratto per vent’anni i dati cognitivi di miliardi di persone attraverso un’interfaccia esterna. NEO porta quella stessa interfaccia sulla superficie del cervello. La logica del sistema rimane invariata.

NEO è stato presentato al pubblico attraverso il racconto di Dong: un uomo paralizzato che al nono giorno di riabilitazione muove la mano. È un racconto vero, e funziona perché è vero. Le tecnologie con le implicazioni strutturali più rilevanti nella storia recente hanno quasi sempre avuto un piano di presentazione pubblica fondato su un beneficio indiscutibile — la sicurezza, la salute, la connessione umana. La sorveglianza di massa post-11 settembre è stata introdotta come protezione dei civili. La raccolta biometrica è arrivata agli aeroporti come velocizzazione dei controlli. I social network sono stati lanciati come strumenti di connessione gratuita tra persone.

Il meccanismo funziona quando i benefici dichiarati sono reali e le implicazioni strutturali rimangono fuori dal dibattito pubblico prima del deployment. A quel punto, la scala fa il resto. La Cina ha inserito NEO nel sistema sanitario nazionale. Il governo stima che il mercato interno dei BCI raggiunga proporzioni industriali entro il 2030. Avinash Singh, ricercatore BCI all’Università di Tecnologia di Sydney, osserva che in nessun paese esiste al momento un’ambizione nazionale comparabile per coordinamento e scala. Ulteriori dispositivi sono in pipeline per l’approvazione domestica, tra cui Beinao-1, sviluppato dal Chinese Institute for Brain Research e dalla startup NeuCyber NeuroTech, progettato per pazienti con difficoltà di movimento e linguaggio da lesione midollare o SLA. Tempistica stimata: entro il 2028.

Chi decide cosa può essere letto, e chi decide cosa può essere scritto, quando l’interfaccia smette di essere uno schermo e diventa un elettrodo sulla superficie del cervello?

Fonti

You Xiaoying, “China has approved the world’s first invasive brain-computer chip — here’s what’s next”, MIT Technology Review, giugno 2026 — technologyreview.com
National Medical Products Administration (NMPA), approvazione NEO per uso commerciale, marzo 2026 — china-briefing.com
Piano quinquennale cinese 2026–2030 (15º Piano), approvato 12 marzo 2026: BCI tra le sette industrie strategiche prioritarie — Reuters via aol.com/reuters
Neuracle Medical Technology / Tsinghua University, trial clinici NEO (NCT06990412), dati 2023–2025 — clinicaltrials.gov
China.org.cn, “China’s brain-computer interface industry: Grounded in reality, reaching for the sky”, maggio 2026 — china.org.cn
China Briefing, “China’s Brain-Computer Interface Industry”, aggiornato marzo 2026 — china-briefing.com