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Con la diffusione di passkey e autenticazione a più fattori, il crimine informatico ha spostato i propri attacchi dopo il login: è il cosiddetto phishing dell'autorizzazione, descritto da Luke Jennings, vicepresidente della ricerca della società di sicurezza Push Security.

Il bersaglio sono i token OAuth, le autorizzazioni con cui un'applicazione accede a posta, messaggi e file. Oltre al consent phishing, oggi più difficile da sfruttare per i blocchi introdotti dai fornitori cloud, cresce il device code phishing, che imita applicazioni native come Microsoft Teams o GitHub e procura token di lunga durata, e il consent fix, che induce la vittima a copiare e incollare un codice OAuth valido.

Jennings indica nella verifica sul campo delle policy di accesso e nell'analisi del traffico dentro il browser le difese principali, insieme a simulazioni per addestrare i dipendenti a riconoscere i flussi di autorizzazione anomali.

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