L'accordo di cooperazione nucleare siglato lo scorso luglio apre la strada all'arricchimento dell'uranio in Arabia Saudita. L'intesa prevede uno studio di due anni sull'arricchimento commerciale, inizialmente limitato al 5 per cento, con un'ulteriore revisione prima di qualsiasi passaggio al 20 per cento. L'impianto sarebbe gestito da società statunitensi con un modello «black box» pensato per impedire al personale saudita di accedere alla tecnologia delle centrifughe. Il testo non obbliga però Riad ad adottare il Protocollo aggiuntivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, che prevede verifiche più intrusive fuori sede.
Il dossier arriva mentre il Regno fronteggia attacchi con missili e droni contro aeroporti e impianti petroliferi, la chiusura dell'oleodotto Est-Ovest e l'avanzata degli Houthi lungo il Mar Rosso.
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