Un agente del Landeskriminalamt del Baden-Württemberg ha analizzato le immagini di una manifestazione autorizzata a Ulm e, tramite riconoscimento facciale, ha identificato quattro persone estranee al procedimento giudiziario noto come Ulm5, oltre a due imputati. Lo ha riferito egli stesso in aula: nella fase investigativa, avviata per verificare i precedenti degli accusati, ha seguito un «principio di completezza» controllando chi altro il sistema potesse riconoscere. Le persone finite nella schedatura comparirebbero con foto del volto, nome, data di nascita e indirizzo completo.
La Gesellschaft für Freiheitsrechte (GFF) contesta il metodo: l'avvocato David Werdermann lo definisce illecito, perché mancano indizi concreti di complicità. Il Landeskriminalamt non ha commentato il caso in corso e non ha risposto sul principio citato dall'agente. Il processo riguarda cinque attivisti filopalestinesi accusati di un'irruzione nella sede tedesca del gruppo israeliano Elbit Systems a Ulm.
Il caso riapre il dibattito sui limiti del riconoscimento facciale: in Germania il sistema del Bundeskriminalamt, alimentato con milioni di immagini, è in crescita, e il governo federale vuole estenderlo ai confronti con foto pubblicate online.
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