La domanda mondiale di carbone è in aumento mentre l'offerta di gas naturale liquefatto (LNG) resta ridotta. I flussi di LNG dal Golfo Persico sono oltre il 75% inferiori ai livelli precedenti al 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele attaccarono l'Iran dando inizio a una guerra che ha sconvolto il commercio del gas. A settembre sono uscite dallo Stretto di Hormuz 21 navi di LNG, il dato mensile più alto dall'inizio del conflitto ma meno della metà rispetto alle oltre 60 precedenti.
In Europa il contratto di riferimento del gas per novembre quota oltre 81 euro per MWh; in Asia il prezzo spot dell'LNG ha superato quello europeo, attirando le navi verso est. Il carbone australiano viene scambiato a un prezzo inferiore dell'80% rispetto all'LNG per le consegne in Asia. L'Agenzia internazionale dell'energia prevede per quest'anno una domanda di carbone a un massimo storico, con il quarto trimestre in particolare aumento.
Giappone, Cina e Corea del Sud hanno importato complessivamente 122 milioni di tonnellate di carbone nel terzo trimestre. Le importazioni crescono anche nell'Unione europea, dove a giugno il totale è salito del 43% annuo. L'Indonesia, maggiore esportatore mondiale, ha ridotto le esportazioni fino al 23% in agosto per quote produttive, e l'AIE ne prevede un calo della produzione di oltre 12 milioni di tonnellate.
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