A ottobre 2026 la legge elettorale italiana ha superato il voto parlamentare e attende il giudizio della Corte Costituzionale, atteso entro febbraio. I giudici dovranno pronunciarsi su cinque punti: le preferenze introdotte solo parzialmente, le 450mila firme richieste ai nuovi partiti, il mancato equilibrio di genere, il premio di maggioranza al 42% e il collegio unico per gli italiani all'estero. Contro la riforma è nata una rete guidata da Roberto Zaccaria, ex docente di Diritto costituzionale.
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