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Undici giorni fa, il 22 ottobre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Kiev deve «congelare» il fronte sulle linee attuali, definendo l'arresto dei combattimenti il minimo che l'Ucraina chiede oggi alla Russia.

Pochi giorni dopo, il Cremlino ha annunciato che Vladimir Putin ha accettato «in linea di principio» di riprendere i colloqui a tre con Washington e Kiev, probabilmente ad Abu Dhabi a metà novembre.

Il quadro di garanzia sul tavolo resta la dichiarazione di Parigi del gennaio 2026: una forza multinazionale guidata da Francia e Regno Unito schierata lontano dalla linea di contatto, una rete di sensori a guida statunitense per verificare il cessate il fuoco e un impegno di assistenza attivabile con una decisione politica, che sul versante americano richiederebbe l'approvazione del Congresso.

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