Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha definito oggi a Teheran l'antisemitismo «un fenomeno essenzialmente europeo», estraneo alla religione e alla cultura dell'Iran, sostenendo che le accuse contro Teheran ripetono uno stereotipo diffuso dai media internazionali. Ha citato le espulsioni degli ebrei da Inghilterra (1290), Francia (1306), Spagna (decreto dell'Alhambra, 1492) e Portogallo (1496-97) e il rogo di manoscritti ebraici a Parigi nel 1242, invitando l'Europa a esaminare la propria storia e i recenti attacchi contro cimiteri e sinagoghe.
Secondo Baghaei in Iran vive una comunità ebraica di 25-30.000 persone, con circa cento sinagoghe, tredici o quattordici nella sola Yazd, e una presenza che dura da oltre 2.700 anni. La Costituzione riconosce l'ebraismo come minoranza religiosa (articolo 13) e riserva alla comunità un seggio in Parlamento (articolo 64). Il portavoce afferma che l'opposizione alle politiche del governo israeliano, con cui l'Iran è in conflitto, non equivale a ostilità verso l'ebraismo.
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