L’infrastruttura wireless italiana ha un padrone ben definito, o meglio tre. Ardian, fondo di private equity con sede a Parigi, detiene circa il 31% del capitale di INWIT attraverso la holding Daphne 3. Il restante blocco di controllo — circa il 38% — fa capo a Oak Holdings, joint venture tra Vodafone (Gran Bretagna), KKR e GIP — Global Infrastructure Partners, oggi parte di BlackRock, entrambi statunitensi. Il restante 31% è flottante, con una partecipazione pubblica italiana stimata intorno al 3%. INWIT — Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A. — gestisce oltre 25.000 torri, è presente nell’84% dei comuni del Paese, e ha in piano la costruzione di altre 3.500 entro il 2030, con 1,5 miliardi di investimenti dichiarati. Una parte del finanziamento è PNRR: denaro pubblico europeo, a fondo perduto, che scorre verso un’infrastruttura i cui dividendi atterrano a Parigi e a Londra.
Il governo italiano ha esercitato il Golden Power a ogni passaggio azionario, fissando prescrizioni. Prescrizioni che legittimano la proprietà straniera senza limitarla. Il 24 febbraio 2026 è stato rinnovato il patto parasociale tra i soci: KKR e GIP hanno rafforzato la propria posizione, con possibilità di incremento indiretto della quota fino al 5% annuo per effetto dei piani di buyback societari. Contestualmente, secondo fonti di stampa finanziaria, Ardian starebbe lavorando con i canadesi di Brookfield Asset Management per salire al controllo totale e delistare il titolo da Piazza Affari. Lo Stato italiano osserva. Prescrive.
Il limite triplicatoDal 1° aprile 2003 al 29 aprile 2024, il valore di attenzione per l’esposizione ai campi elettromagnetici nei luoghi con permanenza superiore a quattro ore — abitazioni, scuole, ospedali, luoghi di lavoro — era fissato a 6 V/m. La legge 214/2023, approvata il 30 dicembre 2023 ed entrata in vigore quattro mesi dopo, ha portato quel limite a 15 V/m: un aumento di 2,5 volte, ottenuto con un emendamento governativo al cosiddetto decreto Concorrenza. Il ministro Urso ha definito l’operazione un “ammodernamento”. Oltre settanta ricercatori esperti di bioelettromagnetismo avevano inviato al governo un appello per la sicurezza elettromagnetica prima dell’approvazione. L’appello è rimasto senza risposta.
Il 6 V/m portava con sé un principio, prima ancora che una soglia tecnica. Nella legge quadro sull’elettrosmog 36/2001, quel valore era l’obiettivo di qualità: la codificazione del principio di precauzione, per cui in assenza di certezza scientifica sul danno, la tutela scatta prima che il danno sia dimostrato. Quel principio — discusso e affermato nel dibattito italiano degli anni Novanta — è stato rovesciato nel 2024 in nome della competitività del sistema Paese e dello sviluppo della 5G economy. L’ICNIRP, l’organismo internazionale che ha fissato il limite di riferimento a 61 V/m — dieci volte il valore italiano originario — è un ente privato con sede in Germania, composto prevalentemente da fisici e ingegneri. La Corte d’Appello di Torino, nel 2019, lo ha giudicato inattendibile in una sentenza emessa in favore di un lavoratore danneggiato dall’uso prolungato del telefono cellulare, per conflitti di interesse con l’industria delle telecomunicazioni.
L’onere della prova si è invertito. Fino al 2024, chi voleva aumentare l’esposizione doveva dimostrare l’assenza di danno. Ora, chi vuole mantenere la cautela deve dimostrare la presenza del danno. La logica è capovolta. Il rovesciamento è stato approvato con voto di fiducia.
La chiusura del cerchio normativo è arrivata nel luglio 2024. Con un emendamento al Decreto Coesione — presentato due giorni prima del voto, approvato con voto di fiducia al Senato il 27 giugno — lo Stato si è riservato il diritto di installare antenne 5G in deroga ai regolamenti comunali, anche nei casi in cui i comuni si oppongano. La legge n. 95 del 4 luglio 2024 ha poi codificato questo principio in modo permanente, eliminando ogni potere di veto dei sindaci sull’installazione delle infrastrutture. L’ANCI Umbria ha protestato in blocco attraverso il coordinatore dei piccoli comuni Federico Gori: “I regolamenti restano l’unico strumento nelle mani dei Comuni per pianificare la realizzazione degli impianti.” La protesta è rimasta agli atti. La legge è rimasta in vigore.
Le regioni avevano tempo fino al 4 settembre 2024 per impugnarla davanti alla Corte Costituzionale. L’associazione AMICA ha sollecitato cittadini e amministrazioni a muoversi. Sul piano giuridico, l’argomento è robusto: la legge consente l’installazione in deroga agli strumenti urbanistici, alterando un equilibrio di competenze tra Stato e autonomie locali che la Costituzione italiana disegna in modo diverso.
Gli alberi e la reteLa questione del verde urbano si inserisce in questo quadro con la forza di una domanda che le istituzioni non hanno ancora risposto in modo formale. Il segnale millimetrico del 5G subisce un’attenuazione documentata per effetto del fogliame: lo riconoscono esplicitamente gli standard tecnici ETSI e i documenti di specifiche del consorzio 3GPP (TR 38.901). La fisica è incontestata. Ciò che resta aperto è la catena causale tra questa caratteristica tecnica e gli abbattimenti di alberi osservati in diverse città italiane negli stessi anni dell’espansione dell’infrastruttura 5G.
A documentare sistematicamente il fenomeno è stato in primo luogo il giornalista Maurizio Martucci, direttore della testata Disconnessi, che ha condotto un’inchiesta capillare sulla correlazione tra interventi sul verde pubblico — classificati come potatura straordinaria o messa in sicurezza — e successive installazioni di antenne nelle stesse aree. Le sue inchieste hanno alimentato e sostenuto il lavoro dei comitati Stop5G locali, sorti in numerose città italiane: a Prato i manifestanti sono scesi in strada al grido di “Più alberi, meno antenne”; a Cerveteri il Comitato Stop5G ha chiesto formalmente al sindaco di chiarire sull’abbattimento di alberi secolari avvenuto prima dell’installazione delle antenne nella zona. Il sindaco ha risposto accusando il comitato di “teorie rettiliane”. La correlazione è rimasta senza una smentita tecnica documentata.
La questione era arrivata anche in Parlamento: il senatore De Bonis aveva chiesto ai ministri competenti se fossero a conoscenza dell’abbattimento di alberi finalizzato a facilitare la propagazione del segnale. La risposta non è agli atti pubblici. Il 5G ha continuato a espandersi. Gli alberi hanno continuato a cadere.
Chi incassaIl piano industriale INWIT 2025–2030 prevede 1,5 miliardi di euro di investimenti, di cui 600 milioni nel solo biennio 2025–2026. 915 nuove torri sono state costruite nel 2024. L’obiettivo dichiarato è passare dagli attuali 25.000 siti a 28.500 entro il 2030. I ricavi del quarto trimestre 2024 hanno segnato una crescita del 6,8%, con un EBITDA al 72,9% dei ricavi. Numeri solidi, costruiti su un’infrastruttura che esiste nell’84% dei comuni italiani, che ha beneficiato di fondi PNRR, di limiti alzati per decreto, di poteri comunali eliminati per legge, e di un principio di precauzione abbandonato in silenzio.
I soggetti che estraggono valore da questa architettura sono identificati con precisione: Ardian (Parigi), Vodafone (Londra), KKR (New York), GIP/BlackRock (New York). Il Golden Power li ha fatti entrare con prescrizioni. Le prescrizioni non redistribuiscono i dividendi. L’Italia fornisce il territorio, la norma favorevole, il denaro pubblico europeo. Il resto viaggia.
Fonti
INWIT, Bilancio Integrato 2025 — inwit.it
INWIT, Relazione finanziaria trimestrale Q1 2025 — inwit.it
Fortune Italia, “Inwit: approvato il Bilancio 2024 e il Piano Industriale 2025-2030”, marzo 2025 — fortuneita.com
Startmag, “Tutti i numeri di Inwit. Report Teha”, maggio 2025 — startmag.it
Websim, “INWIT — Nuovo patto parasociale: si rafforza il peso di GIP e KKR”, marzo 2026 — websim.it
Borsa Italiana / Radiocor, “Nuove voci di OPA Ardian su INWIT”, febbraio 2026 — borsaitaliana.it
Startmag, “Inwit, il governo delude i fondi americani KKR e GIP?”, marzo 2023 — startmag.it
Wikipedia EN, “Vantage Towers” — en.wikipedia.org
L’Indipendente, “Il governo ha approvato un decreto che scavalca i Comuni per costruire antenne 5G”, luglio 2024 — lindipendente.online
Terra Nuova / Associazione AMICA, “5G, va impugnata legge che impedisce ai sindaci di fermare le antenne”, settembre 2024 — terranuova.it
HDblog, “Reti cellulari, da oggi in Italia aumentano i limiti elettromagnetici”, aprile 2024 — hdblog.it
Codacons, “Elettrosmog: su nuovi limiti a esposizioni Codacons scrive ai presidenti delle Regioni”, febbraio 2024 — codacons.it
Lexambiente, “Elettrosmog. Breve compendio sulle ragioni per non aumentare i limiti elettromagnetici in Italia” — lexambiente.it
Oasi Sana / Maurizio Martucci (Disconnessi), intervista su limiti elettromagnetici, maggio 2026 — oasisana.com
Borsainside, “No al 5G, ecco la mappa dei comuni che non installeranno le antenne”, novembre 2019 — borsainside.com
ETSI / 3GPP TR 38.901, “Study on channel model for frequencies from 0.5 to 100 GHz” — 3gpp.org
AGI, “5G, cresce la preoccupazione dei comuni per le antenne selvagge”, luglio 2024 — agi.it