Il 10 dicembre 1974, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti completò un documento classificato di 250 pagine commissionato da Henry Kissinger e preparato con la collaborazione congiunta della CIA, del Pentagono e del Dipartimento di Stato. Il documento si chiamava National Security Study Memorandum 200, e la sua tesi di fondo era semplice: la crescita demografica nei paesi in via di sviluppo rappresentava una minaccia per gli interessi strategici americani, in particolare per l’accesso alle risorse naturali, e andava pertanto contenuta con tutti i mezzi disponibili, inclusa la condizionalità degli aiuti alimentari alla collaborazione con i programmi di controllo delle nascite. Per quindici anni, fino alla declassificazione del 1989 e al trasferimento agli Archivi Nazionali, nessuno al di fuori degli uffici interessati seppe della sua esistenza.
Nei decenni successivi, la stessa logica che aveva ispirato il rapporto Kissinger — la vita come variabile da governare, non come fatto da rispettare — ha percorso in direzione opposta la traiettoria dell’altra estremità dell’esistenza: non più soltanto chi nasce, ma chi muore, e quando, e con quale assistenza istituzionale. Il punto di approdo di quel percorso è la legislazione sull’eutanasia attiva nei paesi occidentali più avanzati, un insieme di norme che i propri sostenitori presentano come la massima espressione della libertà individuale e i propri critici più acuti leggono invece come una nuova forma di coercizione amministrata, meno visibile di quella del 1974 ma costruita sulla stessa architettura di fondo: lo Stato che si arroga il diritto di stabilire il confine tra vita degna e vita non più degna di essere vissuta.
La questione non è ideologica nel senso convenzionale del termine. Non è una disputa tra credenti e laici, né tra conservatori e progressisti. È una questione di potere: chi decide, in base a quali criteri, con quali strumenti di pressione, e a danno di quale categoria di persone strutturalmente meno in grado di resistere alla pressione stessa.
Il rapporto KissingerL’NSSM 200 fu adottato come politica estera americana dal Memorandum Decisionale sulla Sicurezza Nazionale 314, firmato il 26 novembre 1975 dall’allora consigliere per la sicurezza nazionale Brent Scowcroft in nome del presidente Gerald Ford. I tredici paesi identificati come obiettivi prioritari — India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Thailandia, Egitto, Turchia, Etiopia e Colombia — erano stati selezionati in base a due criteri: dimensione demografica e rilevanza strategica per l’approvvigionamento di risorse. Il testo era esplicito nel raccomandare che gli sforzi americani non fossero percepiti come imperialismo demografico, ragione per cui l’implementazione doveva essere affidata a organismi multilaterali come l’UNFPA e la Banca Mondiale, in modo da dissimulare il ruolo direttivo di Washington. Il documento raccomandava anche, in determinati contesti, di condizionare l’aiuto alimentare alla disponibilità dei governi destinatari a cooperare con i programmi di riduzione della natalità — incluse sterilizzazioni incentivate, con pagamenti ai soggetti che vi si sottoponevano, e disincentivi all’avere figli numerosi nella forma di esclusione da alloggi pubblici e accesso scolastico.
Il testo era esplicito: gli sforzi non dovevano apparire come imperialismo demografico. Per questo andavano affidati all’ONU. Perché, annotava un consulente citato nel documento, se l’America va dall’uomo nero o dall’uomo giallo e gli dice di fare meno figli, viene subito accusata di voler mantenere la supremazia bianca. L’ONU non viene accusata di questo.
Non si tratta di speculazione retrospettiva: il documento è consultabile integralmente attraverso gli archivi digitali del Dipartimento di Stato americano e della Nixon Library. Quello che conteneva non era la fantasia paranoide di qualche osservatore critico, ma la politica ufficiale degli Stati Uniti per l’arco di almeno due decenni successivi, eseguita attraverso canali multilaterali e condizionalità finanziaria nei confronti di governi la cui sovranità era, nei fatti, commisurata alla loro disponibilità a cooperare.
Il confine mobile del fine vitaCinquant’anni dopo, la geografia del controllo si è spostata. I paesi che oggi pongono le questioni più acute in merito alla relazione tra libertà individuale, pressione istituzionale e morte amministrata non sono le nazioni target del rapporto Kissinger: sono il Canada, il Belgio, i Paesi Bassi. Tre democrazie liberali avanzate, con sistemi sanitari universali, legislazioni progressiste, e un corpus di norme sull’eutanasia attiva tra i più estesi al mondo.
In Canada, il Medical Assistance in Dying — MAID — è stato legalizzato nel 2016 in seguito alla decisione della Corte Suprema nel caso Carter contro Canada, che aveva stabilito come il divieto di assistenza al suicidio violasse la Carta canadese dei diritti e delle libertà. Nel 2024, le morti per MAID sono state 16.499, pari al 5,1% di tutti i decessi nel paese. Il dato è strutturale: il Canada, che aveva avviato il programma con criteri molto ristretti e l’obbligo della previsione di morte naturale prossima, lo ha progressivamente allargato fino a includere chiunque soffra di condizioni mediche gravi e irrimediabili, indipendentemente dalla prognosi terminale. Il passo successivo — l’estensione alle persone la cui unica condizione medica è una malattia psichiatrica — è stato rinviato due volte, nel 2023 e nel 2024, con approvazione attualmente spostata al marzo 2027, dopo che l’80% degli psichiatri canadesi intervistati aveva dichiarato che il sistema sanitario non era pronto per gestire in sicurezza tali richieste.
Il problema non è la norma in astratto. Il problema è la norma nel contesto concreto in cui si applica. Nel novembre 2022, un membro anonimo delle forze armate canadesi ha denunciato di essersi visto proporre il MAID mentre cercava assistenza per un disturbo post-traumatico da stress. Nel dicembre dello stesso anno, la paratleta e veterana Christine Gauthier ha testimoniato davanti a un comitato parlamentare di essersi sentita offrire l’accesso al MAID da un funzionario del Veterans Affairs Canada mentre combatteva da anni per ottenere l’installazione di una rampa per sedia a rotelle nella sua abitazione. Il messaggio implicito — che la morte assistita possa essere più rapidamente accessibile del sostegno alla vita — è esattamente la struttura che trasforma una scelta individuale in una pressione sistemica.
Il piano inclinato europeoBelgio e Paesi Bassi sono stati i primi paesi al mondo a legalizzare l’eutanasia attiva, rispettivamente nel 2002. Da allora, la traiettoria è stata di espansione progressiva e continua dei criteri di accesso — quella che i critici definiscono slippery slope e che i sostenitori preferiscono chiamare adeguamento alla realtà dei bisogni. Nel 2014 il Belgio ha esteso la legge ai minori senza limiti di età, purché affetti da patologie fisiche terminali e con consenso dei genitori; i Paesi Bassi hanno seguito per i bambini tra 1 e 11 anni. Nel 2024 in Belgio si sono registrate 3.991 eutanasie, il 16,6% in più rispetto all’anno precedente, pari al 3,6% di tutti i decessi: oltre cento casi riguardavano patologie psichiatriche e disturbi cognitivi; 30 casi interessavano giovani tra i 18 e i 30 anni. Nei Paesi Bassi, l’eutanasia ha raggiunto il 6% dei decessi totali.
Due casi recenti mostrano con chiarezza concreta dove conduce questa espansione. Zoraya ter Beek, 29 anni, affetta da depressione, autismo e disturbo borderline di personalità, ha ottenuto l’accesso all’eutanasia nei Paesi Bassi nel maggio 2024. Siska De Ruysscher, 26 anni, depressa cronica dopo aver subìto violenza sessuale a 14 anni, è morta per eutanasia in un ospedale di Anversa nel novembre 2025. Prima di morire aveva dichiarato: era il prodotto di un sistema sanitario fallimentare, di liste d’attesa, di protocolli che non l’avevano aiutata. Il Belgio le aveva accordato quello che il sistema sanitario non era riuscito a darle. Non cure. La morte.
Non si tratta di essere contro la libertà di morire. Si tratta di riconoscere che la libertà di morire, in un sistema che non garantisce la libertà di vivere, non è libertà: è abbandono con firma del paziente.
Ciò che connette il rapporto Kissinger del 1974 con la deriva dell’eutanasia europea del 2024 non è un complotto, non è un’agenda condivisa tra attori che si coordinano nell’ombra. È qualcosa di più ordinario e per questo più difficile da contrastare: è la logica istituzionale applicata al corpo umano, la tendenza di qualsiasi apparato amministrativo a ottimizzare i costi e semplificare le soluzioni, a classificare le vite in base alla loro produttività e al loro costo di gestione, e a presentare questa classificazione come tutela dei diritti o come atto di compassione.
Nel 1974, la logica diceva che i paesi poveri facevano troppi figli e che questo minacciava gli interessi americani: la soluzione era ridurre le nascite, con incentivi quando possibile, con condizionalità quando necessario. Nel 2024, la logica dice che le persone che soffrono di malattie mentali gravi o di disabilità hanno diritto di scegliere la morte: la soluzione è renderla accessibile, con protocolli quando possibile, con pressione sistemica quando necessario. In entrambi i casi, il soggetto reale della scelta non è l’individuo: è l’istituzione che ha definito le condizioni entro cui la scelta può essere esercitata, i tempi in cui viene processata, le alternative che ha reso disponibili o indisponibili.
La difesa della libertà individuale non può essere selettiva. Non può significare libertà di nascere solo per i nati nel luogo giusto, libertà di curarsi solo per chi può permetterselo, libertà di morire come sostituto della libertà di vivere. Ogni volta che uno Stato — o un sistema sanitario, o un’agenzia internazionale — si arroga il diritto di governare questi confini in nome della scienza, del progresso, dell’umanità o della sicurezza nazionale, il problema non è l’obiettivo dichiarato: è il soggetto che lo persegue, e la totale assenza di qualunque meccanismo capace di limitarne il potere.
Fonti
National Security Study Memorandum 200, 10 dicembre 1974, declassificato 1989 — nixonlibrary.gov
National Security Decision Memorandum 314, 26 novembre 1975 — history.state.gov
Health Canada, “Canada’s Medical Assistance in Dying Law”, aggiornato 2024 — canada.ca
Health Canada, Fourth Annual Report on Medical Assistance in Dying in Canada 2024 — canada.ca
Parliament of Canada, Bill C-62, Royal Assent 29 febbraio 2024 — parl.ca
CBC News, “Veteran and Paralympian says she was offered MAID by Veterans Affairs employee”, dicembre 2022 — cbc.ca
Wikipedia (EN), “Euthanasia in Canada”, con riferimenti ai rapporti ufficiali Health Canada — wikipedia.org
Commissione Federale di Controllo e Valutazione dell’Eutanasia (CFCEE), Rapporto biennale Belgio 2024 — sante.belgique.be
Regionale Toetsingscommissies Euthanasie (RTE), Rapporto annuale 2024 — euthanasiecommissie.nl
Panorama.it, “Eutanasia in crescita in Europa: i casi shock di giovani pazienti psichiatrici”, novembre 2025 — panorama.it