Il 21 aprile 2026 il Consiglio dell’Unione Europea ha espresso il proprio voto favorevole sull’accordo relativo al regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche — NGT, anche note in Italia come Tecniche di Evoluzione Assistita. Diciotto Stati membri hanno votato a favore, tra cui l’Italia; sei hanno votato contro — Austria, Croazia, Ungheria, Romania, Slovenia e Slovacchia; tre si sono astenuti. Il senatore Gian Marco Centinaio della Lega e il senatore Luca De Carlo di Fratelli d’Italia hanno interpretato il risultato come una vittoria storica per l’agricoltura italiana. De Carlo ha affermato che l’Italia ha avuto “il coraggio di seguire la scienza per prima, trascinando con sé l’Europa”. I dati disponibili sui brevetti, sulla struttura del mercato sementiero e sull’iter procedurale europeo raccontano una storia considerevolmente diversa.

Il punto più elementare riguarda lo stato del procedimento. Il voto del Consiglio del 21 aprile non costituisce l’adozione definitiva del regolamento: è il passaggio conclusivo sul lato degli Stati membri, ma il regolamento deve ancora essere approvato dalla plenaria del Parlamento europeo, attesa per la settimana del 18–19 maggio 2026. Solo dopo quell’eventuale via libera, e dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’UE, il regolamento entrerà formalmente in vigore. La maggior parte delle disposizioni diventerà applicabile dopo un ulteriore periodo transitorio di ventiquattro mesi: le norme NGT non saranno operative prima della metà del 2028. Presentare il voto di aprile come la conclusione di un percorso è una semplificazione che non regge al confronto con la procedura legislativa europea.

La narrazione di un’Italia che “trascina l’Europa” sul fronte delle NGT richiede una verifica puntuale, disponibile nell’analisi CRISPR Patent & Licence Landscape on Plants 2025 aggiornata a marzo 2026 e presentata dall’Associazione Rurale Italiana in sede ECVC. Il panorama brevettuale mondiale conta 23.696 famiglie di brevetti CRISPR complessive, di cui 5.152 su piante e circa 2.350 riconducibili a NGT non transgeniche. I principali titolari con copertura europea sono quasi esclusivamente soggetti nordamericani: Corteva Agriscience — primo depositante mondiale in ambito UE, con licenze esclusive da UC Berkeley, dall’Università di Vienna e dall’Università di Vilnius —, il Broad Institute del MIT e di Harvard, Pairwise Plants Services e Bayer-Monsanto. Tra gli attori europei figurano KWS in Germania, Limagrain in Francia e il CNRS francese. L’Italia non detiene alcun brevetto NGT rilevante a livello europeo o mondiale. La ricerca pubblica italiana, condotta principalmente attraverso il CREA nell’ambito del progetto TEA4IT, opera con fondi pubblici e non ha prodotto proprietà intellettuale commerciale significativa.

Quattro gruppi controllano il 60% del mercato mondiale delle sementi. Gli stessi fondi d’investimento — Vanguard, BlackRock, State Street — sono azionisti trasversali di tutti e quattro contemporaneamente.

La struttura del mercato sementiero aggrava questo quadro. Bayer detiene il 23% del mercato mondiale delle sementi, Corteva il 17%, Syngenta — di proprietà cinese ChemChina — il 10%, BASF il 7%: quattro gruppi che insieme controllano il 60% di un mercato da 45 miliardi di dollari. Gli stessi fondi istituzionali americani — Vanguard, BlackRock, State Street — sono azionisti trasversali di questi gruppi in modo simultaneo, il che rende la competizione tra loro strutturalmente limitata. In questo contesto, la posizione di Corteva è particolarmente significativa: è l’unica azienda a detenere licenze esclusive dalle tre università che controllano i brevetti fondamentali sulla tecnologia CRISPR-Cas9 applicata alle piante, e rivende sub-licenze agli altri grandi gruppi. Gli agricoltori italiani ed europei non sono i beneficiari di questa architettura: ne sono i clienti finali, in una posizione di dipendenza crescente da chi controlla sia i semi che la chimica necessaria a farli crescere.

Il regolamento approvato dal Consiglio non vieta i brevetti sulle piante NGT di categoria 1. Il Parlamento europeo aveva richiesto esplicitamente tale divieto nella sua prima lettura del 2024, con una larga maggioranza. Il testo finale ha recepito questa istanza solo parzialmente, introducendo obblighi di trasparenza: gli sviluppatori di varietà NGT-1 saranno tenuti a comunicare i brevetti esistenti a una banca dati pubblica, e potranno indicare — volontariamente, non obbligatoriamente — la disponibilità a concedere licenze a condizioni eque. Sarà istituito un gruppo di esperti per valutare l’impatto dei brevetti sul settore, ma senza poteri vincolanti. La distanza tra quello che il Parlamento europeo aveva chiesto e quello che il testo finale prevede è la differenza tra una norma che tutela gli agricoltori e una che tutela i titolari di brevetto.

Sul fronte della tracciabilità, il regolamento viene adottato in anticipo rispetto ai risultati dei programmi europei di ricerca specificatamente finanziati per determinare se e come le piante NGT-1 possano essere rilevate e tracciate lungo la filiera. I programmi DARWIN e DETECTIVE, finanziati dalla Commissione, non hanno ancora prodotto risultati definitivi. La tracciabilità è tecnicamente possibile, ma richiede che i titolari di brevetto rendano pubblici i metodi di rilevazione delle modifiche genomiche che hanno introdotto. Tale obbligo non figura nel testo attuale. Adottare il regolamento prima di disporre di questa infrastruttura tecnica significa creare le condizioni normative per la diffusione di varietà NGT prima che esista la capacità di verificare la loro presenza nella catena alimentare.

De Carlo ha definito “favole pseudo-ambientaliste” le preoccupazioni di quanti hanno sollevato questioni su brevetti, tracciabilità e sovranità alimentare. È utile ricordare che tali preoccupazioni erano state espresse, in forma di emendamenti approvati a larga maggioranza, dallo stesso Parlamento europeo nella sua prima lettura del 2024. Definire favole le obiezioni del Parlamento europeo eletto dai cittadini dell’Unione richiede una dose di sfacciataggine che merita di essere registrata.

Il voto del Parlamento europeo del 19 maggio non è un passaggio formale. Possono essere presentati emendamenti, anche se le probabilità di successo sono ridotte dopo il compromesso di trilogo raggiunto il 3 dicembre 2025. Quello che rimane aperto è la questione strutturale che nessuna narrazione sul “coraggio italiano” risolve: un regolamento che deregola il 94% delle nuove varietà genomiche, che lascia i brevetti nelle mani di quattro multinazionali nordamericane, e che non dispone ancora degli strumenti tecnici per garantire la tracciabilità, è la cassetta degli attrezzi di chi possiede i brevetti. Gli agricoltori italiani pagheranno le licenze. Come hanno sempre fatto.

Fonti

Associazione Rurale Italiana (ARI), comunicato stampa “NGT: alle dichiarazioni dei senatori Centinaio e De Carlo rispondiamo con i fatti”, 22 aprile 2026 — assorurale.it
IPI, CRISPR Patent & Licence Landscape on Plants 2025, aggiornamento marzo 2026, presentato in sede ECVC (European Coordination Via Campesina)
GreenMe, “OGM di nuova generazione: l’UE dice sì alla deregolamentazione”, aprile 2026 — greenme.it
Demeter Italia, “OGM senza etichetta: il Parlamento UE può ancora dire no”, aprile 2026 — demeter.it
Confagricoltura Veneto, “NGT/TEA: vicini al traguardo”, aprile 2026 — confagricolturaveneto.it
Suolo e Salute, “Nuovi OGM (NGT): l’UE ammorbidisce le regole”, dicembre 2025 — suoloesalute.it
Consiglio dell’Unione Europea, procedura di voto e maggioranza qualificata — consilium.europa.eu