Il febbraio 2026 è passato senza che quasi nessuno se ne accorgesse: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva firmato la grazia a Nicole Minetti, annullando l’esecuzione di una pena cumulativa di tre anni e undici mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato, condanna divenuta definitiva al termine di un iter giudiziario durato oltre un decennio. La notizia è rimasta sepolta fino all’11 aprile, quando la trasmissione Mi Manda Rai 3 l’ha dissotterrata, e il Quirinale ha risposto con un comunicato che indicava la motivazione del provvedimento nelle gravi condizioni di salute di un familiare minore. Era la versione ufficiale. Nelle settimane successive, pezzo dopo pezzo, quella versione ha cominciato a sfaldarsi.
L’ex consigliera regionale lombarda, già al centro del processo Ruby bis per il ruolo svolto nelle vicende che coinvolsero Silvio Berlusconi, viveva da anni tra Milano e l’Uruguay insieme al compagno Giuseppe Cipriani Jr., sessant’anni, erede della dinastia alberghiera che porta il suo cognome — il gruppo dei Cipriani conta oltre venti locali tra Venezia, New York, Dubai, Las Vegas e altri mercati — e protagonista, secondo le indagini condotte dagli uffici del Dipartimento di Giustizia americano sugli Epstein Files, di una frequentazione intensa e documentata con Jeffrey Epstein. L’istanza di grazia descriveva Cipriani come un individuo “normoinserito e lontano da contesti di devianza”. Era la premessa sulla quale riposava l’intera architettura della richiesta.
“Al Capo dello Stato viene dipinto come uno stinco di santo, l’ancora di salvezza, l’uomo che ha redento Nicole Minetti.”
Il nome di Giuseppe Cipriani ricorre in oltre 550 punti dei tre milioni e mezzo di pagine degli Epstein Files resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia americano. La corrispondenza digitale restituisce un quadro di familiarità prolungata: incontri a New York, Londra e Parigi, staff di Cipriani a disposizione del finanziere durante le sue soste europee, orari dei locali adattati ai suoi arrivi notturni. Nell’autunno del 2010, anno in cui Epstein era già stato condannato per adescamento di una minore in Florida, le email mostrano un contatto diretto intorno a un progetto di investimento a Mayfair, un club londinese denominato “Rafifi”: le carte descrivono un prestito di 800.000 sterline, un patto parasociale che avrebbe attribuito a Epstein la maggioranza delle quote, e un compenso annuo di centomila sterline. In merito a questi scambi, un portavoce del gruppo Cipriani ha dichiarato al New York Post che Epstein era stato in passato uno dei milioni di clienti dei locali, ma che non era mai stato concluso nessun accordo d’affari tra i due. È una smentita che non cancella le email: le cancella dal registro delle certezze e le sposta in quello delle spiegazioni non verificabili.
Più esplicito risulta un passaggio di un’email in cui Epstein, dopo una visita, ringraziava Cipriani soffermandosi sui suoi figli e annotando come potessero essere utili per dimostrare l’ereditarietà dei tratti genetici — una formulazione la cui ambiguità non è riducibile a cortesia convenzionale. Altrove, la stessa corrispondenza segnala le difficoltà di un manager londinese coinvolto in un’operazione attorno all’Hotel Duke, con Epstein che scartava l’ipotesi di soccorso finanziario proposta da Cipriani in favore dell’acquisizione diretta, e con Cipriani che, secondo le comunicazioni sequestrate, temeva conseguenze per i propri affari qualora i suoi legali non avessero agito con la rapidità pretesa. La dipendenza, nelle email, scorre in una sola direzione.
Il bambino che non era abbandonatoIl motore dell’istanza di grazia era un bambino nato in Uruguay alla fine del 2017 in condizioni di estrema indigenza, descritto dai legali di Minetti come un soggetto “abbandonato alla nascita” di cui lei si prendeva cura. Gli atti del Tribunale di Maldonado certificano qualcosa di diverso: il bambino aveva genitori biologici viventi e identificati, e il giudice uruguaiano aveva disposto nel gennaio 2018 un affidamento temporaneo all’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay non per sancire un abbandono ma per verificare, nel termine massimo di 45 giorni, la possibilità di ricongiungimento familiare. Minetti e Cipriani, già stabiliti in Uruguay con una tenuta a La Barra aperta agli ospiti dell’istituto e una rete di donazioni ai suoi programmi, avevano avviato in seguito una procedura legale contro i genitori biologici, difesi col gratuito patrocinio, per ottenere la separazione definitiva e la perdita della patria potestà: procedimento concluso a loro favore solo il 15 febbraio 2023. Il bambino “abbandonato” aveva dunque avuto bisogno, per diventare figlio della coppia, di una battaglia giudiziaria triennale condotta contro chi lo aveva messo al mondo.
L’istanza allegava altresì che nell’ottobre del 2021 il bambino fosse stato operato al Boston Children’s Hospital, dopo che due strutture italiane — il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova — avrebbero sconsigliato l’intervento. I medici delle due strutture, interpellati, avrebbero dichiarato di non aver mai esaminato i pareri citati e di non avere il minore nei propri registri. A questo si aggiunge una difficoltà logistica: nel 2021, Minetti e Cipriani non avevano ancora alcun diritto legale sul bambino, la cui patria potestà veniva sottratta ai genitori biologici solo due anni dopo.
I morti, la scomparsaIl 15 giugno 2024, nella località uruguaiana di Garzón, l’avvocata Nieto e suo marito sono stati trovati carbonizzati nella loro residenza. Nieto era il legale incaricato di difendere i genitori biologici del bambino nella causa intentata da Minetti e Cipriani per ottenerne la custodia. La procura locale ha aperto un’indagine per duplice omicidio. Le indagini sono in corso, e nessun legame formale è stato stabilito tra la sua morte e la vicenda giudiziaria che stava trattando.
Quattro giorni dopo la pubblicazione, in aprile, del primo articolo del Fatto Quotidiano che ricostruiva le incongruenze dell’istanza di grazia, le autorità uruguaiane hanno diramato un ordine di rintraccio nazionale a nome della madre biologica del bambino, María de los Ángeles González Colinet, di cui si erano perse le tracce dalla metà di febbraio 2026 — gli stessi giorni in cui il decreto di grazia veniva firmato a Roma.
L’inchiesta del Fatto Quotidiano si estende anche al contesto uruguaiano attorno alla villa di Cipriani a La Barra. Secondo le testimonianze raccolte dalla testata — e non ancora riscontrate da procedimenti giudiziari pubblicamente confermati — la proprietà avrebbe ospitato dinamiche analoghe a quelle della rete Epstein: donne che sarebbero arrivate con aerei privati senza che il loro numero comparisse nei registri di immigrazione, grazie a un sistema di corruzione doganale che coinvolgerebbe funzionari ora sotto osservazione del ministero degli Interni uruguaiano. Un portavoce di Cipriani non ha risposto alle domande specifiche su questi elementi; il gruppo ha finora opposto alle ricostruzioni del Fatto la smentita generica già citata in merito agli Epstein Files.
La coincidenza di calendario non è una prova. È qualcosa di più sottile e più duraturo: è una domanda che nessuno ha ancora risposto.
La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni ha spiegato che la pratica è stata gestita in automatico, non presentando formalmente profili di particolare delicatezza che richiedessero la sua attenzione diretta. Il parere favorevole della Procura generale è stato trasmesso al Ministero della Giustizia, che lo ha a sua volta inviato al Quirinale con il sigillo positivo del ministro Carlo Nordio. L’iter è stato ordinario. La sua ordinarietà è, a sua volta, il problema: un meccanismo pensato per la clemenza individuale in casi di sofferenza documentata e verificabile si è attivato sulla base di premesse che contenevano, al minimo, affermazioni non riscontrabili.
Nello stesso febbraio in cui Mattarella firmava il decreto, negli Stati Uniti Donald Trump respingeva pubblicamente la richiesta di clemenza di Ghislaine Maxwell, condannata a vent’anni per il ruolo di complice nella rete di sfruttamento sessuale di Epstein. Non è un’equivalenza morale: sono due vicende giudiziarie distinte, in sistemi giuridici diversi, con imputati diversi. Accade però, a metterle in fila, che la principale collaboratrice del finanziere resti in cella mentre viene accordata la libertà a una donna la cui condanna definitiva riguardava il favoreggiamento della prostituzione, e il cui compagno conta oltre 550 presenze negli archivi dello stesso finanziere.
Quello che rimaneLe istituzioni italiane hanno agito nel rispetto formale delle procedure. Il Quirinale ha risposto ai giornalisti con un comunicato. I legali di Minetti hanno chiesto riserbo nell’interesse del minore, minacciando azioni legali per ogni ulteriore esposizione mediatica. Cipriani nega affari conclusi con Epstein. Le indagini uruguaiane sulla morte di Nieto proseguono senza esiti pubblici. La madre biologica è irreperibile. Il bambino ha una grazia.
La struttura di questa vicenda non richiede aggettivi né illazioni per manifestare la propria consistenza: richiede soltanto che i fatti vengano disposti nell’ordine in cui sono accaduti, lasciando che parlino da soli la tempistica, le contraddizioni documentali, le morti e le sparizioni collocate ai margini di una procedura di clemenza che il sistema ha classificato come routine. È la routine, in fondo, la parte più difficile da giustificare.
Fonti
ANSA, “Mattarella concede la grazia a Nicole Minetti”, 11 aprile 2026 — ansa.it
Il Post, “Nicole Minetti è stata graziata dal presidente della Repubblica”, 11 aprile 2026 — ilpost.it
Il Fatto Quotidiano, Thomas Mackinson, “Giuseppe Cipriani jr., il compagno di Nicole Minetti graziata da Mattarella, era socio di Jeffrey Epstein”, 24 aprile 2026 — ilfattoquotidiano.it
Il Fatto Quotidiano, Thomas Mackinson, “Villa Cipriani in Uruguay: Minetti, feste e squillo”, 25 aprile 2026 — ilfattoquotidiano.it
Il Fatto Quotidiano, “Minetti ha fatto causa per avere il bambino che le è valso la grazia”, 27 aprile 2026 — ilfattoquotidiano.it
New York Post, “Jeffrey Epstein brokered exclusive memberships for pals — while he cozied up to the owner of Cipriani’s”, marzo 2026 — nypost.com / yahoo.com
LondonCentric Media, “Jeffrey Epstein’s London: His UK property and business deals”, febbraio 2026 — londoncentric.media
U.S. Department of Justice, Epstein Files (oltre 3,5 milioni di documenti) — justice.gov