Lo Stato raccoglie i dati, li perde o li vende, poi chiede di raccoglierne altri. Il contribuente paga due volte: con le tasse e con la propria sicurezza fisica.
Quarantuno rapimenti in tre mesi e mezzo. Non è la statistica di un Paese in guerra civile: è la Francia del 2026, e le vittime sono detentori di criptovalute individuati con precisione, sottratti alle loro case all’alba, trattenuti per ore con la violenza, rilasciati in cambio di trasferimenti irreversibili su wallet digitali. Dal 1° gennaio ad oggi, 41 attacchi documentati — uno ogni 2,5 giorni — hanno spinto la procura nazionale antimafia francese a incriminare 88 persone su 12 casi, con 75 imputati in custodia cautelare. La Francia concentra circa il 40% di tutti gli attacchi crypto-violenti registrati in Europa.
Il meccanismo: la dichiarazione fiscale come lista di bersagliIl meccanismo di selezione delle vittime non è casuale. Le indagini hanno rivelato che un ex funzionario dell’amministrazione fiscale francese, Ghalia C., ha deliberatamente ceduto dati sui possessori di criptovalute a reti criminali, ricevendo pagamenti in contanti e tramite Western Union. Chi dichiara le proprie posizioni crypto all’Agenzia delle Entrate francese — come impone la normativa antiriciclaggio — fornisce allo Stato un elenco preciso di bersagli. Quando quello Stato non è in grado di proteggere quel dato, o quando suoi funzionari lo vendono, la dichiarazione fiscale diventa un mandato di comparizione davanti ai criminali.
Chi dichiara le proprie posizioni crypto all’Erario francese fornisce allo Stato un elenco preciso di bersagli. Quando i funzionari di quello Stato li vendono, la dichiarazione fiscale diventa un mandato di comparizione davanti ai criminali.
Il 20 aprile, a Ploudalmézeau, cinque membri di una famiglia — una madre sulla trentina, due figli piccoli e due nonni — sono stati tenuti in ostaggio per oltre tre ore da uomini armati che hanno estorto 820.000 dollari in criptovalute. Il padre, attivo nel settore, non era in casa. Gli investigatori ritengono che gli aggressori avessero condotto una sorveglianza preliminare: la famiglia non aveva profilo pubblico noto. Qualcuno sapeva dove abitava. Qualcuno aveva venduto quell’informazione. Il tribunale per la criminalità organizzata di Rennes ha aperto un’indagine, ma al 22 aprile non risultavano ancora arresti.
Non è un caso isolato: in due distinti episodi del 2025, i rapitori avevano amputato le dita delle vittime prima di ricevere il riscatto. La scala della violenza non è casuale. È proporzionale alla certezza con cui i criminali identificano i bersagli — e alla certezza che quei bersagli non spariscano nel momento in cui vengono cercati.
Durov: più dati, più fughe, più vittimePavel Durov ha collegato esplicitamente questa catena causale alla richiesta che lo Stato francese sta avanzando verso le piattaforme di messaggistica: accesso agli identificativi e ai messaggi privati degli utenti dei social media. La sua posizione, espressa sul canale Telegram ufficiale, si regge su un’inferenza empirica da 41 casi documentati: più dati raccolti, più superfici di fuga, più vittime. Per questo Telegram ha scelto di abbandonare il mercato francese piuttosto che consegnare le comunicazioni private a un apparato statale che ha già dimostrato di non saper tenere al sicuro i dati che raccoglie.
Uno Stato che cede i dati fiscali dei propri contribuenti alla criminalità organizzata non ha titolo morale — né, si potrebbe argomentare, giuridico — per pretendere l’accesso alle conversazioni private di milioni di persone.
Durov aveva già dichiarato: “Preferirei morire piuttosto che fornire backdoor ai messaggi privati.” La formula è iperbolica, la sostanza no. Uno Stato che cede i dati fiscali dei propri contribuenti alla criminalità organizzata non ha titolo morale — né, si potrebbe argomentare, giuridico — per pretendere l’accesso alle conversazioni private di milioni di persone. La domanda cui nessun funzionario francese ha finora fornito risposta è semplice: una volta ottenuti quei dati, chi garantisce che non seguano la stessa strada di quelli di Ghalia C.?
La risposta, per ora, la dà la cronaca: a Ploudalmézeau una famiglia di cinque persone, nessuna con profilo pubblico, è uscita traumatizzata da tre ore di sequestro. Qualcuno li aveva trovati. Lo Stato sa come.
Fonti
https://news.bitcoin.com/france-charges-88-crypto-kidnappings-2026/
https://news.bitcoin.com/it/uomini-armati-rubano-820000-dollari-in-criptovalute-durante-un-irruzione-nell-abitazione-di-una-famiglia-francese-a-ploudalmezeau/
https://www.cryptopolitan.com/it/violent-wrench-crypto-attacks-resurface/
https://www.coindesk.com/it/markets/2026/02/02/crypto-crime-is-getting-violent-wrench-attacks-jumped-75-in-2026
https://www.ilsoftware.it/pavel-durov-contro-la-francia-ad-un-anno-dallarresto-ancora-nessuna-accusa/
https://france.news-pravda.com/en/france/2026/04/25/94030.html