Mappa delle rotte energetiche cinesi e infrastrutture finanziarie CIPS

L’operazione statunitense in Venezuela del 3 gennaio 2026 ha segnato una svolta nella strategia cinese nei confronti di Washington. Pechino ha interpretato il mancato rilevamento di F-35 e droni americani da parte dei radar JY-27A di propria fabbricazione non come un deficit tecnico isolato, ma come l’esito di una guerra elettronica offensiva condotta in modo sistematico; e da quella lettura ha tratto una serie di contromisure — economiche, finanziarie, militari — che delineano una postura di disaccoppiamento accelerato dagli Stati Uniti.

La Cina importa dall’Iran 1,38 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 13–14% delle proprie importazioni totali via mare; oltre l’80% delle esportazioni iraniane è diretto verso raffinerie cinesi. Le raffinerie indipendenti nella provincia di Shandong — le cosiddette teapots — sono i principali acquirenti di greggio iraniano, ceduto con sconti di 8–10 dollari al barile rispetto ai benchmark internazionali.

La perdita delle forniture venezuelane a seguito della cattura di Maduro ha costretto Pechino a sostituire 389.000 barili al giorno con ulteriori acquisti iraniani. Secondo dati Kpler aggiornati a gennaio 2026, le stesse raffinerie indipendenti aumenteranno gli ordini da Teheran nei prossimi mesi per compensare l’interruzione dei carichi venezuelani diretti in Asia; le scorte galleggianti venezuealane sono sufficienti a coprire soltanto 75 giorni di domanda cinese.

La vulnerabilità strutturale rimane lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitano il 33–40% dei fabbisogni energetici cinesi: un conflitto in quella zona comprometterebbe le forniture proprio mentre Washington intensifica le sanzioni contro le petroliere iraniane e le raffinerie indipendenti cinesi.

In risposta all’incidente venezuelano, il Politburo ha attivato una serie di misure di disaccoppiamento. Sul fronte finanziario: blocco delle transazioni in dollari con enti legati alla difesa statunitense e rescissione dei contratti di raffinazione americani da parte delle compagnie petrolifere cinesi. Sul fronte logistico: la flotta commerciale cinese — la più grande al mondo — ha cominciato a evitare i porti americani, generando perturbazioni nelle catene di distribuzione di massa statunitensi.

Il sistema CIPS (Cross-Border Interbank Payment System) ha registrato nel 2024 un incremento del 42,6% nelle transazioni, per un totale di 175,49 trilioni di yuan (equivalenti a circa 24,47 trilioni di dollari) e 8,2 milioni di operazioni annuali. Al giugno 2025, i partecipanti avevano raggiunto 1.683 istituzioni in 180 paesi, con un volume medio giornaliero di 652,39 miliardi di yuan. Nel novembre 2025 sei banche estere — Standard Bank, African Export-Import Bank, First Abu Dhabi Bank, Eldik Bank, United Overseas Bank e Bangkok Bank — sono entrate come partecipanti diretti, estendendo per la prima volta il sistema ai centri di yuan offshore in Africa, Medio Oriente, Asia Centrale e Singapore. Il volume cumulativo elaborato superava 675 trilioni di yuan al 31 maggio 2025.

I limiti strutturali restano tuttavia significativi: CIPS dipende ancora da SWIFT come servizio di messaggistica per oltre l’80% delle transazioni, e lo yuan rappresenta soltanto il 3% dei pagamenti globali tracciati da SWIFT, contro il 48% del dollaro e il 24% dell’euro (giugno 2025).

La Cina ha inviato aeromobili militari e tecnici in Iran per acquisire dati sui sistemi offensivi americani impiegati nell’operazione venezuelana. L’obiettivo dichiarato è lo studio di contromisure elettroniche e lo sviluppo di radar di nuova generazione, in vista di un potenziale confronto nell’Indo-Pacifico.

Il fallimento in Venezuela ha reso palesi i limiti dei sistemi di difesa aerea cinesi contro la guerra elettronica ad alta intensità. Analisti militari cinesi citati dal South China Morning Post avrebbero descritto le difese venezuelane come «piene di falle e lente nel rispondere» di fronte alla sorveglianza statunitense, alla guerra informatica ed elettronica combinata; osservando al contempo che gli Stati Uniti si sono confrontati con un avversario assai più debole rispetto a quello che troverebbero in un eventuale scontro con Pechino.

Secondo quanto riferito da Newsweek, oltre il 60% della flotta radar venezuelana era fuori servizio al momento dell’intervento, per mancanza di ricambi e scarso supporto tecnico, stando a dati del Miami Strategic Intelligence Institute risalenti al giugno 2025. Il Pentagono avrebbe confermato che la manutenzione inadeguata ha contribuito al collasso delle difese.

Nel giugno 2025, la Cina ha annunciato lo sviluppo del primo sistema di guerra elettronica basato su tecnologia 6G, capace di generare oltre 3.600 obiettivi radar falsi in tempo reale nella banda X utilizzata dal radar AN/APG-85 dell’F-35, secondo quanto riportato dal South China Morning Post. Il sistema, fondato su un nucleo fotonico, integra disturbo attivo e comunicazioni sullo stesso canale di elaborazione del segnale.

Pechino ha respinto i negoziati tariffari che implicavano un adeguamento alle regole di Washington, distinguendosi da altri paesi che hanno accettato posizioni subalterne. La leadership cinese ritiene che la reindustrializzazione americana proceda troppo lentamente per competere con i tassi di crescita cinesi, e si prepara a sostenere un confronto prolungato, consapevole che Washington è disposta a difendere la propria egemonia con la forza.

La strategia che emerge combina tre filoni distinti: il pragmatismo energetico — acquisto di greggio scontato dai paesi sotto sanzione —, l’accelerazione delle infrastrutture finanziarie alternative attraverso l’espansione del CIPS, e la preparazione militare fondata sull’analisi empirica delle capacità offensive statunitensi dimostrate in Venezuela. Non proclamazioni ideologiche, dunque, ma contromisure concrete, calibrate sulla sopravvivenza energetica e sulla conservazione della sovranità di fronte a un tentativo americano di imporre il proprio predominio con la forza.

Fonti

Modern Diplomacy — Dipendenza cinese dal petrolio iraniano: leva strategica ed esposizione (13 gennaio 2026) — moderndiplomacy.eu
Iran International — La Cina sostituisce le forniture venezuelane con greggio iraniano (gennaio 2026) — iranintl.com
Press TV — Le raffinerie Shandong aumentano gli acquisti iraniani dopo la crisi venezuelana — presstv.ir
Mehr News Agency — Dati Kpler: importazioni venezuelane della Cina a 389.000 bbl/g nel 2025 — mehrnews.com
Wikipedia — Cross-Border Interbank Payment System (CIPS): panoramica e dati 2024 — wikipedia.org
FXC Intelligence — Crescita CIPS: 1.683 partecipanti in 180 paesi, giugno 2025 — fxcintel.com
Statrys — CIPS: 675 trilioni di yuan elaborati cumulativamente al 31 maggio 2025 — statrys.com
Eurasian Times — Il radar anti-stealth cinese JY-27A non rileva i sistemi USA in Venezuela (gennaio 2026) — eurasiantimes.com
Newsweek — Oltre il 60% della flotta radar venezuelana fuori servizio: mancanza di ricambi (gennaio 2026) — newsweek.com
South China Morning Post — Il Venezuela ricorda alla Cina di rafforzare le difese antiaeree e la contro-intelligence — scmp.com
Army Recognition — La Cina sviluppa il primo sistema di guerra elettronica 6G: 3.600 falsi obiettivi radar contro F-35 (2025) — armyrecognition.com